Credo di aver compiuto 3 passi sulla mia via.
Credo di voler dar loro un nome.
Li chiamerò il tempo, lo spirito e lo spirito nel tempo.
PRIMO PASSO: IL TEMPO
il mio
infantile entusiasmo fa sì che quando qualcosa si impadronisce del mio
interesse lo fa in modo completo e viscerale, e la voglia di conoscenze e
esperienza in quel senso diventa talmente ingorda e impaziente da volere tutto
e subito. E così quando non sono nel dojo mi trovo a fantasticare su quello che
farò e su quel che ho fatto già (e che quindi, magari, non sarà ulteriormente
approfondito), e comincio a interessarmi ad altre arti marziali (partendo
ovviamente da Internet). e allora decido che voglio far kobudo, aikido e iaido
tutti insieme, insieme al kendo, ma li voglio fare subito perchè non ho tempo
di aspettare. e intanto non vedo l'ora di andare alla prossima lezione di
kendo.
ma poi succede che impegni lavorativi e famigliari mi tengono lontano dal dojo
per 3 incontri consecutivi e mi accorgo che non solo non ho tempo di fare
kobudo o altre nuove arti ma nemmeno ho il tempo di fare quella che già ho
intrapreso. mi rendo conto di quanto mi girano i coglioni per essermi perso 3
lezioni, e magari mi ritrovo a pensarci nel mezzo di quello stesso impegno
lavorativo che mi ha impedito di andarci, e mi sembra di aver perso tempo
poichè avevo calcolato, in questa settimana e mezzo, di crescere nella tecnica
almeno di un tanto così o di molto di più, o di diventare 8vo dan o samurai,
poichè io volevo tutto e subito.
ma poi ho l'illuminazione: non aver avuto tempo mi fa capire che forse tutto e
subito nel kendo non si può, si può adesso e qui, ma non tutto e subito, e
forse adesso e qui va fatto un momento per volta, nel momento giusto ogni
volta, concentrandosi in quel momento su quello che stai facendo in quel
momento, e forse mentre faccio kendo non devo pensare al kobudo, così come
mentre lavoro non devo pensare al kendo.
e forse, tra l'altro, il kendo si merita molto più tempo di una settimana e
mezzo e una settimana e mezzo non mi cambia niente se decido di dare tempo al
tempo.
in qualche modo mi sembra che non aver fatto kendo per una settimana e mezzo mi
abbia insegnato qualcosa sul kendo.
SECONDO PASSO: LO SPIRITO
è quasi sempre il maestro G. a occuparsi di noi principianti, lo trovo
splendido nel suo ruolo di insegnante, trovo che sia portato per l'insegnamento
almeno quanto è portato per il kendo stesso. Ed è un buono. I bravi maestri,
nello sport, a scuola o nella vita, si dividono, secondo me, in 2
macrocategorie: i buoni e i cattivi. I buoni tendono a premiare anche i più
piccoli progressi e a lavorare sulle soddisfazioni dello studente in modo che lo
studente possa trovare nel riconoscimento delle sue fatiche un premio, e
trovare nel premio uno stimolo a proseguire su quella strada. I maestri cattivi
tendono a giudicare i progressi dello studente come sempre troppo scarsi, per
porre lo studente in uno stato di sfida con se stesso che possa spronarlo a
pretendere da se stesso sempre di più per superarsi e raggiungere quel riconoscimento
che non arriverà mai. Non credo che un metodo sia migliore dell'altro ma credo
piuttosto che dipenda dal carattere dello studente: c'è chi nel metodo del
maestro buono non trova stimoli a migliorarsi e chi nella mortificazione del
maestro cattivo vede la fine senza speranza del suo percorso. Personalmente mi
è sempre piaciuto di più il tipo buono e quindi con G. mi trovo da dio,
senonchè ho scoperto che, almeno in questo particolare contesto, trovo grandi
stimoli anche nell'altro modo. Infatti durante una particolare lezione mi trovo
a venir seguito da A. che, a sorpresa, si rivela essere un maestro veramente
cattivo. L'esercizio in questione consisteva, con G, nel correre verso di lui e
portare un colpo al men al coté o al do a seconda dell'istruzione che lui
stesso gridava, poi proseguire nella corsa senza voltarsi, eseguire lo zanshin
e ripuntare senza fermarsi contro di lui per sferrare un altro colpo. Invece
A., tanto per cominciare non da istruzioni, ma lascia scoperto quel particolare
obiettivo per cui tu devi capire dove devi colpire in quel momento lì e se
colpisci da un'altra parte si incazza! Il ragazzo prima di me non sembra avere
particolari problemi su questo aspetto ma va forse un pelo troppo piano e A. si
incazza a ogni colpo e lo spintona per farlo correre di più, gli grida di
muoversi sempre più arrabbiato, gli grida in faccia tutti gli errori che fa e
di nuovo lo spinge, in malo modo, quasi con violenza, quasiquasi ci manca poco
che lo fa cadere più di una volta, e lui rimane senza fiato, sempre più in
difficoltà. Poi è il mio turno, ed è la stessa cosa se non che... mi scatta un
qualche meccanismo... non saprei dire se ho capito il gioco e mi ci adeguo o se
la reazione è più profondamente istintiva ma ad ogni modo più lui grida più grido
anch'io, più s'incazza più io m'incazzo, più si fa cattivo più io mi mostro
cattivo. Cerco di correre di più perchè non possa spingermi e se riesce lo
stesso a spingermi cerco di essere più saldo possibile in tutta la mia
fisicità. Però continuo a fare un errore fondamentale: correndo verso di lui,
dopo aver sferrato il mio colpo tendo a deviare leggermente dalla mia retta
immaginaria per continuare più agevolmente nel mio percorso
- Non ti devi spostare!! - grida.
- Cosa continui a spostarti?? Non spostarti cazzo! - continua a urlare.
Cerco ogni
volta di correggere questo mio errore ma non c'è niente da fare, è una cosa
troppo istintiva: se hai un ostacolo che non si sposta, lo devierai, non c'è
niente da fare, è un istinto naturale, è come se ti mandassero con la macchina
a 100 all'ora contro un muro di cemento e ti dicessero che lo devi spostare con
l'impatto, possono dirtelo con le buone quante volte vuoi ma a un mezzo
centimetro dall'obiettivo tu continuerai a girare il volante per non andare a
sbattere. è sopravvivenza, cazzo!
Ma A. non lo dice con le buone e pian piano comincia a darmi fastidio, io non
riesco a far questa cosa e lui continua a rompermi i coglioni proprio su questa
cosa, mi tratta proprio male e mi fa sentire uno scemo, cazzo, è anche più
piccolo e giovane di me, dovrebbe mostrare un po' di rispetto invece di urlarmi
addosso questa cosa. Con la fatica sale la mia rabbia e piano piano la rabbia
diventa l'emozione che guida il mio esercizio.
- Non ti
spostare!- grida ancora.
E io non mi sposto, non mi sposto, non mi sposto e mi arrabbio!
- Non sei tu
che ti devi spostare, lo capisci?? Casomai sono io che mi devo spostare!! -
eccerto che sei tu che ti devi spostare perchè adesso sono veramente incazzato,
certo che ti devi spostare se non vuoi andar per terra, certo che ti sposti tu
perchè io sono un treno in corsa, sono un fiume in piena, sono uno
schiacciasassi cazzooo!
Sono una cazzo di macchina impazzita che corre a 200 all'ora contro un muro di
cemento senza freni! e a un mezzo centimetro dall'impatto.... a mezzo centimetro
dall'impatto, cazzo... è il fottuto muro che si sposta!
Alla fine dell'esercizio, mentre io sono ancora arrabbiato, e mentre ho smesso
di realizzare, vittima dell'adrenalina come sono in questo momento, che era solo
un esercizio, vedo A. che mi sorride e dice che ho capito, poi accenna un
inchino e mi dice - Grazie -
...
grazie capito?, cioè io che gli tiro bastonate incazzato nero e lui che mi dice
grazie...
torno in me, ricambio l'inchino e dico - grazie a te -
ma grazie davvero però, perchè ho trovato lo spirito, il mio spirito, e ora lo
so, per dio!, farò schifo di sicuro con la tecnica e forse continuerò a fare
schifo ma il mio spirito è di ferro.
il mio spirito è di ferro, cazzo!
TERZO PASSO:
LO SPIRITO NEL TEMPO
ora il punto è mantenere questo spirito di ferro costante nel tempo.
mantenermi saldo, dando tempo al tempo, ma senza permettere al tempo di farmi
vacillare davanti alle difficoltà.
e poi succede che ho un altro incontro/scontro con A., lo stesso esercizio dell'altra volta, il punto è mantenere lo spirito dell'altra volta anche questa
volta. E ci riesco. Ci riesco. Lo so perchè non mi rompe i coglioni su questa
cosa.
Però. Però si impunta su un altro mio difetto. Il mio modo di maneggiare la
spada. Dice che colpisco con il destro. E invece è con il sinistro che si
colpisce; il destro, casomai, serve solo a dare la direzione. Usa il sinistro,
mi dice. Ok, gli dico.
Ma continuo a fare in modo sbagliato perchè a ogni singolo colpo si incazza.
E' l'ABC del kendo. Muovere la shinai. Neanche. Non è neanche l'ABC, è proprio
la A.
E io sbaglio la A.
IL SINISTRO! dice. e io dico OK.
Ma continuo a sbagliare.
2, 3, 4, 10 volte! E poi si stanca, si stanca proprio e me lo dice.
- Senti io mi sono stancato, se non sai fare questo è inutile che vai avanti,
lascia perdere!-
Lascia perdere mi dice, capito? Lascia perdere A ME che non sto facendo uno sport...
sto facendo un percorso cazzo!
Nossignore, io non lascio perdere proprio niente!!
La sensazione è brutta, umiliante, nel bel mezzo di un esercizio esser lasciato in mezzo
alla palestra come un cretino. Un cretino proprio.
E ti dicono "lascia perdere" perchè tanto sei un cretino e non ce la
fai.
E cosa si aspettava? che dicevo grazie e arrivederci e me ne andavo con la coda
tra le gambe? che me ne andavo proprio a casa per non tornare? che abbassavo la
testa e lasciavo perdere? che mi sedevo in un angolo a meditare sui miei
errori?
Nossignore, io rimango in mezzo alla palestra a riprovare il mio colpo ancora e
ancora. Perchè sono un guerriero, non importa quante volte sbaglio, quello che
importa è che io sono testardo come un mulo e ci provo finchè non ci riesco, e
non mi arrendo, e non mi demoralizzo, questa è la mia via, questo è la via del
guerriero, PERCHE' IO SONO UN FOTTUTO GUERRIERO E QUESTO E' IL MIO CAZZO DI
BUSHIDO !!
e mi sento Tom Cruise... (sì, vabbè... d'accordo che lo stereotipo del samurai hollywoodiano non piace a nessuno, tantomeno a un qualsiasi kendoka o nippofilo... lo so! ma il fatto è che mi è capitato di vedere questo film proprio l'altro giorno e perciò tant'è!) e insomma mi sento Tom Cruise nel "L'ultimo Samurai" nella scena quando è
arrivato da poco nel villaggio di samurai e non è ancora ben voluto da nessuno
e si trova ad allenarsi con un samurai vero e il samurai lo batte e lo umilia e
lui cade a terra. E poi si rialza e il samurai ne rimane sorpreso ma non si fa
scrupoli: lo batte di nuovo, lo umilia di nuovo e lo lascia a terra di nuovo. E
quello si rialza di nuovo. E la stessa scena di ripete più volte, sempre
uguale, tranne per il fatto che il Tom Cruise è sempre più messo male. Ma alla
fine sembra guadagnarsi il rispetto del samurai, non perchè l'abbia mai battuto
o anche solo messo in difficoltà una singola volta, no, ma perchè non si è mai
arreso. Si è sempre rialzato.
E io faccio uguale. E continuo a provare il mio cazzo di colpo, qualcuno si avvicina e prova a darmi un consiglio, ci provo ancora, e ancora, finchè a un
certo punto viene giusto. Semplicemente viene giusto.
- Va bene così? - grido. E A. torna indietro ed è entusiasta perchè va bene
davvero. E ricominciamo l'esercizio. Semplicemente.
- Così- dice -continua così- adesso mi incoraggia. E alla fine mi ringrazia
come l'altra volta.
E io son contento, perchè mi sono rialzato! Perchè il mio spirito non si è
arreso. non si è arreso mai. E' saldo. Nel tempo.
Ora si tratta di rimanere costante.
Nelle lezioni successive cerco di non dimenticare quello che ho imparato, e
qualche lezione dopo mi trovo a confrontarmi di nuovo con A. , sempre con
quell'esercizio lì.
Dice che sbaglio il fatto che lo seguo con lo sguardo. Cioè un nuovo errore. Ma
va bene, va benissimo perchè vuol dire che i primi 2 non li faccio più.
- ok - gli dico - ma il braccio va bene, è giusto??-
-sì è giusto- mi dice.
Certo che è giusto, perchè sono un guerriero, certo che è giusto!