giovedì 29 novembre 2012

-bravo, vedo che non molli- mi dice un compagno vedendomi arrivare.
-nonostante tutto- scherzo io -anche se a volte mi chiedo se ne valga la pena...-
-in che senso?- mi chiede.
io sorrido: -mi sento così imbranato che mi pare di non migliorare mai-.
-il kendo è un percorso- dice lui, e ora è serio -all'inizio sei imbranato, ma devi proseguire imperterrito sul tuo cammino. Migliorerai insieme alla tua tecnica, con il tempo, e finirai per trovare cose che nemmeno cercavi-
...
Come dicevo non sono uno sportivo, non ho mai giocato a calcetto tanto per dirne uno, ma sarei pronto a scommettere che negli spogliatoi di calcetto non si fanno discorsi del genere. E questi discorsi sono uno degli aspetti che continua a piacermi di più
...
In questa lezione rivediamo i kata. L'altra volta non mi erano piaciuti perchè mi davano quasi l'idea del balletto ma questa volta mi sono dovuto ricredere. Siamo partiti subito male, perchè i kata non li vediamo sempre, si son fatti 4 volte dall'inizio dell'anno, una volta prima che io cominciassi e 2 volte, fatalità, proprio nelle sole 2 volte in cui sono stato assente dagli allenamenti per motivi di lavoro. Perciò ora, insieme alla mia normale tontolezza si aggiunge il fatto che sono anche più indietro rispetto ai compagni, anche principianti. Inoltre, poichè si fanno sempre i primi 2, il maestro F. mi pare che non ha più tanta voglia di stare a spiegarli perfettamente come aveva fatto l'altra volta, o forse vuole solo vedere che cosa abbiamo memorizzato. Beh, io non ho memorizzato proprio un bel niente. Scena muta, come si direbbe a scuola. E il mio esercizio è totalmente affidato alla bontà del compagno più anziano con cui vengo accoppiato. Poichè si gira, me ne capitano 2 nel giro di poco tempo e entrambi hanno una tale pazienza nel farmi rivedere mille volte gli stessi gesti e nel farmeli ripetere meccanicamente fino all'esasperazione che, piano piano, mi sembra che qualcosa mi rimane e, poco poco, qualcosa mi riesce anche di fare. Poi mi capita di stare in coppia col maestro D. (nota: spesso parlo di maestri diversi, non perchè ci siano tanti maestri, in realtà di maestri ce n'è solo 2: F. che è il gran capo + G. che si dedica per lo più ai principianti. però nel kendo, se ho capito bene, dal 3° dan in su, hai la possibilità di insegnare quindi, di fatto, dal 3° dan in su, sono tutti potenzialmente maestri anche se solo dietro mia supposizione. Sul discorso dei gradi ci tornerò quando sarà il momento). Comunque, D. era quello che alla mia prima o seconda lezione mi fece tutti discorsi che mi avevano tanto fleshato da farmi decidere che se non fossi tornato per lo sport sarei tornato per quelle matte storie. Ad ogni modo, anche questa volta è bravo a raccontarla su e mi fa capire che i kata non son per niente una coreografia come la intendevo io ma sono piuttosto la ricostruzione di un vero duello tra samurai, e questo è talmente vero che, per farlo bene, il kata dovrebbe essere eseguito come una cosa reale. Tradotto in fatti: quando il compagno attacca col suo fendente, io devo spostare la mia testa in quel preciso momento prima che venga fracassata dalla spada di legno (si usa il bokken per fare questi esercizi, non lo shinai), e se non mi sposto è colpa mia e il compagno deve fracassarmi la testa. Se lo faccio io con un altro principiante il rischio non c'è, siamo talmente assorti a ricordare i movimenti e a cercare di eseguirli correttamente che andiamo a rallentatore e, anche a rallentatore, se io lo stesso non riesco a spostare la mia testa, il mio compagno si ferma comunque e non mi uccide. Invece, visto fare a 2 bravi, sembra un combattimento vero ed è una figata proprio. Poi D. arriva a farci vedere anche il terzo kata, e il terzo è il più bello dei primi 3 da vedere e io ci provo, ci provo, ci provo e ce la metto tutta per ricordare i passi e sbaglio quasi sempre il primo piede, sbaglio i passi, ma ci provo ancora, qualche volta mi vien quasi bene, e ci metto lo spirito, quello sì, e ci credo, ci credo e ci credo ancora e alla fine il risultato è comunque una schifezza ma intanto mi ci sono appassionato e non vedo l'ora di riprovarci.
...
La seconda ora riprendiamo la lezione normale e si fa kirikaeshi a coppie con tutti quanti, un esercizio che mi pare di avere interiorizzato profondamente, un esercizio che mi pare di aver fatto mio, che potrei persino pensare di dire che so fare abbastanza bene... e invece c'ho in testa tutta la confusione dei kata, tutta la concentrazione su quei piedi che, molte volte, si muovono diversamente da come si muovono nel kirikaeshi e, improvvisamente, la testa mi va in caos totale e invece di kirikaeshi faccio una gran serie di pasticci. Se è vero che il kendo dovrebbe essere per certi versi la ricostruzione di un reale duello tra samurai, io sarei rimasto fermo in mezzo alla palestra a farmi affettare come un salame, prima di capire che la palestra si chiama dojo quando fai kendo.
...
Nessun problema, intanto mi sono appassionato all'idea dei kata e sul kirikaeshi avrò occasione di ritornarci ancora e ancora e ancora. ... Ora, se mi riesce, posto qualche video di come dovrebbe essere il kirikaeshi, poi torno indietro a quel primo post che avevo scritto sui kata e ci metto un video per ogni spiegazione così poi torno a vedermelo ancora e ancora e ancora per impararmelo.

mercoledì 28 novembre 2012

nell'ultimo post ho parlato dei colpi del kendo e ho citato per completezza anche quelli che non avevamo mai fatto prima all'allenamento. Nello specifico Tsuki e lo Tsuki Mune.
E, fatalità, la volta dopo abbiamo proprio visto lo Tsuki.
è un colpo interessante e particolare perchè tutto il kendo si basa su colpi di taglio mentre lo Tsuki è l'unico colpo di punta (insieme allo tsuki mune mi pare d'aver capito anche se noi quest'ultimo non l'abbiamo ancora visto). è un colpo difficilissimo da eseguire perchè punta un bersaglio molto piccolo e cioè il "paragola" dell'avversario, e mi vien da dire anche che sia pericoloso poichè se sbagli la mira rischi di far seriamente male al compagno di pratica.
Abbiamo provato la variante del kirikaeshi che prevede l'esecuzione dello tsuki e così abbiamo potuto vedere un'altra singolarità di questo colpo e cioè il fatto che in una delle sue 2 versioni di esecuzione, può essere effettuato con una mano sola, a differenza della totalità degli altri colpi, parate e posizioni del kendo che presuppongono sempre di tenere la spada con 2 mani.

Altra novità dell'ultima lezione è che ho avuto finalmente il coraggio di "cantare l'inno iniziale". L'avevo imparato da un po' ma ancora non me l'ero sentita di griadarlo. Ebbene ho imparato un'altra cosa: non è sufficiente dirlo giusto ma bisogna anche dirlo a tempo: il primo Ichi (1) deve corrispondere al battito del piede sinistro.

lunedì 26 novembre 2012

sono ormai praticamente 2 mesi che mi sono avventurato nella via della spada e diversamente dalla maggior parte delle mie passioni, che nascono, esplodono e muoiono in media in meno di un mese (sono un tipo diciamo eclettico e molto volubile) questa qui perdura, e l'entusiasmo sembra crescere col tempo invece di scemare.
e seppur non mi sembra di aver avuto ancora particolari miglioramenti, seppur continuo a vedere sempre lo stesso problema come ostacolo più grosso, e cioè quello del "ritmo" <kikentai!> mi dice sempre il maestro G. durante il saluto di fine lezione <lavora sul kikentai!>, nonostante questo mi sembra, dal mio ultimo momento di smarrimento di non aver più avuto peggioramenti! Sì, sembrerebbe assurdo dirlo ma già il fatto di non essere peggiorato mi da l'impressione di essere migliorato. Seguendo il ragionamento del maestro F., se la consapevolezza aumenta e la percezione di esecuzione rimane la stessa, significa che in realtà l'esecuzione stessa sta di fatto migliorando.
O forse tutto ciò è solo miseramente legato al mio umore, che oggi è buono.
Ultimamente abbiamo imparato una versione del kirikaeshi (che ha sicuramente un suo proprio nome che però non ho colto) che mi piace un casino. Consiste nell'alternare 2 colpi di do ai 2 colpi di men iniziali, perciò invece di 4 colpi di men andando avanti e 5 colpi di men tornando indietro (com'è previsto nel kirikaeshi normale) qui ne abbiamo 2 di men e 2 di do andando avanti e 2 di men e 2 di do tornando indietro. è una variante che rende l'esercizio ancora più interessante secondo me.
e mi permette di parlare del colpo al do.
e più in generale dei colpi validi nel kendo.
Questo è il men:
e sono considerati colpi validi
 SHOMEN: parte centrale della testa;
  MIGI MEN: parte laterale destra (sinistra per chi attacca) del cranio;
  HIDARI MEN: parte laterale sinistra del cranio;
  TSUKI: stoccata al nodo, parte del men a protezione della gola

il  secondo e il terzo si dicono indistintamente yoko men


Questo è il do
e sono considerati colpi validi
 TSUKI MUNE: stoccata al torace, questo bersaglio è valido solo quando l'avversario è in guardia jodan
HIDARI DO: lato sinistro dell'addome
MIGI DO: lato destro dell'addome
 quindi in questa nuova versione di kirikaeshi a 2 yoko men alterniamo 1 hidari do e 1 migi do


I 2 guantoni vengono chiamati koté
e vengono considerati colpi validi
KOTE: polso destro;
 HIDARI KOTE: polso sinistro, questo bersaglio è valido solo quando l'avversario ha una guardia che presenta tale polso in posizione più avanzata rispetto al destro.

 

Interessante notare come sia "facile" fare il do contro l'aria e quanto sia difficile farlo "contro" un avversario che rimane pur fermo a prenderlo per facilitare l'esercizio. Credo che influisca, più della mira, la paura di far male al compagno.
D'altra parte, trovo che sia anche il colpo più divertente.

Importante infine segnalare che, ciascuno dei colpi sopra riportati è valido solo se portato con una specifica parte della spada: cioè quella che va dalla punta al laccio che tiene insieme il filo.

Dal glossario del solito sito di Savona






  • datotsu: colpo, colpo portato con il datotsu bu, colpo valido portato in gara.

  • datotsu bu: parte dello shinai con la quale si colpisce, parte compresa tra il sakigawa, la punta, ed il nakayui; primo terzo della lama; nella spada si chiama monouchi.
  • monouchi: prima parte della lama del katana, venti centimetri circa, con la quale si colpisce; nello shinai corrisponde al datotsu bu.
  • datotsu bu i: bersaglio valido del kendo corrispondente ad una delle parti del corpo protetta dal bogu.




  • Ecco l'immagine di un disegno canadese di una shinai da dove si evince quanto abbiamo descritto



    E infine altri 2 disegni riassuntivi:




    lunedì 19 novembre 2012

    causa impegni lavorativi non ho proseguito  il mio blog che leggo solo io, ma rimedio subito con un breve riassunto. il giorno dopo la manutenzione della spada mi confronto con chi mi aveva dato i consigli e gli sottopongo i miei dubbi. Mi spiega che, semplicemente la candela non avrei dovuto accenderla ma solo sfregarla sulla spada. Ci facciamo entrambi delle gran risate, poi me la sistema slegando e rilegando, mettendolo in giusta tensione, il filo (tsuru).

    in rete ho poi trovato questo meraviglioso PDF ( http://www.bkk-kendoclub.it/bkk-kendoclub/Kendo-Kata-Iaido_files/ManuKendo.pdf ) che spiega tutto sulla shinai e sulla manutenzione della stessa (tra le altre cose si può anche vedere la tecnica per riannodare lo tsuru come ho visto fare in diretta), in particolare fino alla pagina 17 - avremo modo di vedere le altre pagine quando sarà il momento.



    In quella stessa lezione impariamo i primi kata e il mio entusiasmo verso il kendo, per la prima volta, vacilla. Non tanto per colpa del kendo, ma piuttosto per "colpa" mia. Mi rendo infatti conto di essere completamente imbranato nell'esecuzione di questo esercizio e mi demoralizzo. Il problema è che questa cosa dei kata, per dirlo nel modo più profano possibile, somiglia tanto a una coreografia e, come tutte le coreografie, pretende una certa coordinazione e un buon senso del ritmo. 2 cose che, nel modo più assoluto, io non possiedo. Per natura. Voglio dire: sono nato senza queste 2 informazioni nei geni, non posso farci niente. E' come ballare: i passi li puoi anche imparare ma se non hai il senso della musica non sarà mai "ballare", saranno passi giusti ma stonati e senza un'anima. Mia moglie (che il ritmo lei sì, da brava sudamericana,ce l 'ha nel sangue), riferendosi al nostro ballo che aprì le danze del nostro matrimonio, dice affettuosamente che sembravo un gallo con le zampe legate. E in questo caso mi sembra di nuovo un paragone calzante. Non che i kata siano una danza, no, ma sicuramente ne hanno qualche caratteristica, cioè passi prestabiliti eseguiti a ritmo (anche se non di musica, certo). In più aggiungi il fatto che il mio compagno di esecuzione (si fanno in 2) mi dava i consigli in giapponese che ancora mi chiedo se mi prendesse per il culo o cercava davvero di aiutarmi... e il risultato è pessimo.

    Ad ogni modo quello è stato l'inizio di una curva discendente, poichè a partire da quel momento mi è sembrato che tutto quello che facevo, compreso ciò che pensavo di aver appreso e interiorizzato, lo facevo sempre male o addirittura peggio. Tanto che alla fine sono portato, con quel pizzico di autoironia che mi contraddistingue, a confidarmi col gran maestro F. "ho l'impressione di fare ogni volta un pochino peggio della volta prima, è possibile?" Lo dico quasi a mo' di battuta in modo che al massimo poi ci facciamo una risata tutti e 2, ma lui risponde in modo molto serio "ogni volta acquisti un pochino di consapevolezza in più, ti rendi conto di più di come dovrebbe essere la pratica e riesci a visualizzare e a renderti conto dei tuoi errori, quindi ti sembra di avere dei peggioramenti, ma in realtà questa consapevolezza è, di per sè, un miglioramento". Grande F.!! Era quello che mi serviva!

    L'entusiasmo mi prende di nuovo mentre, tornando al discorso dei kata, leggo da qualche parte su internet (ho perso il link purtroppo) che i giapponesi dicono che per imparare alla perfezione un solo kata ci vuole una vita intera. Immagino sia piuttosto un modo di dire che un fatto vero e proprio ma mi fa sentire meno imbranato.

    Sempre riguardo ai kata, copio e incollo dal sito del dojo di Mantova http://www.kendomantova.it/?page_id=569

    Kendo-no-kata – I kata del Kendo

    Cos’è un kata?
    Un kata (型 o 形) è una “forma” (un modello/esempio) che consiste in movimenti e/o combattimenti prefediniti, contro avversari veri o immaginari, che delimitano le tecniche principali utilizzate nella disciplina in questione. Servono sopratutto per definire il modello ideale di esecuzione della tecnica e per carpirne l’essenza nella sua applicazione pratica.
    Sono, sostanzialmente, i “pilastri fondamentali” dell’arte marziale.
    I kata vengono utilizzati in moltissime arti marziali e discipline (sopratutto giapponesi) e talvolta sono addirittura esclusivi e tramandati da secoli nelle scuole antiche (ryu).
    Nel kendo, i 10 kata riconosciuti dalla oggi “Zen Nihon Kendo Renmei” sono stati codificati nel 1912 circa, nel primo anno dell’epoca Taishō, e derivano dalle tecniche fondamentali delle più importanti scuole antiche di Kenjutsu. Si possono suddividere in 2 gruppi:
      • 7 kata con il TACHI (Bokken di 102 cm circa che rappresenta la katana)
      • 3 kata con il KODACHI (Bokken di 55 cm circa simile ad un wakizashi)
    Oltre a delinerare le tecniche fondamentali del Kendo, i kata servono anche a definire le varie posizioni di guardia (kamae): chūdan-no-kamae (quella più utilizzata), gedan-no-kamae, jōdan-no-kamae sinistro (hidari jōdan) e destro (megi jōdan), hassō-no-kamae e wakigamae.
    Bisogna sottolineare, inoltre, che l’esecuzione di ogni kata deve essere esposta con una particolare attenzione al reihō (etichetta), in modo da sviluppare un atteggiamento serio e marziale, come vuole la tradizione giapponese. Questo include diversi aspetti della pratica: l’etichetta “fisica” (posture, posizioni, indumenti correttamente indossati, ecc), l’attenzione che si pone verso il proprio compagno, lo sguardo reciproco negli occhi, l’intensità di esecuzione delle tecniche e il kiai.
    Un particolare interessante dell’esecuzione dei “kendo-no-kata” è che, a differenza di altre discipline in cui i kata possono essere eseguiti anche da soli, nel kendo si necessita di 2 figure: Uchitachi e Shitachi.

    Chi sono “Shitachi” e “Uchitachi“?
    Solitamente chi ricopre il ruolo di Uchitachi è sempre il kendoka con la maggiore esperienza tra i 2. Esso, infatti, deve premettere al proprio compagno (Shitachi) di praticare ed eseguire correttamente le tecniche (waza) del kata. E’ chiaro, quindi, che Uchitachi è la figura dominante e fondamentale nell’esecuzione dei kata ed anche la prima che parte con tutti i movimenti: dal saluto iniziale, all’ultimo passo prima di ritornare i kamae, è sempre Uchitachi a guidare l’azione. Shitachi deve adattarsi alle tempistiche e alle tecniche del compagno e eseguire le proprie tecniche di contrattacco (oji-waza) in concomitanza con gli attacchi che riceve.
    Come in quasi tutte le pratiche ordinarie del Kendo, anche l’esecuzione di diversi kata in sequenza inizia e finisce sempre con il rei (saluto) e il sonkyo.
    Il rei, diversamente da quello utilizzato nella pratica consueta, parte con il bokken sul lato destro del corpo e viene successivamente portato sul lato sinistro in posizione di taitō (già “armato” – all’altezza del fianco), pronto per essere sguainato.
    Dopo aver eseguito 3 passi lunghi in avanti e assunto chudan-no-kamae, i due bokken devono trovarsi ad una distanza di tachiai in cui le 2 punte (yokote) si devono leggermente incrociare. Lo stesso concetto di tachiai vale per il sonkyo e per ogni volta in cui si prende la posizione di chudan-no-kamae all’inizio e alla fine di ogni forma. Bisogna anche sottolineare che, finita l’esecuzione di ogni singolo kata, entrambi devono indietreggiare di 5 piccoli passi all’indietro per poter riprendere la posizione di partenza. Come è facile da intuire, sono codificati 2 riferimenti fondamentiali nell’ambiente: la posizione di partenza e il centro dell’area. Ciononostante, durante l’esecuzione delle tecniche, c’è la possibilità che si perda il centro dell’area. A questo proposito, i numeri dispari di kata (il 3°, il 5°kata, ecc), vanno studiati anche per dare possibilità ad ambedue i praticanti di riprendere il centro dell’area.

    I kata:
    Tachi-no-kata
    1° kata – Ippon me
    2° kata – Nihon me
    3° kata – Sanbon me
    4° kata – Yonhon me
    5° kata – Gohon me
    6° kata – Roppon me
    7° kata – Nanahon me

    Kodachi-no-kata
    1° kata – Ippon me
    2° kata – Nihon me
    3° kata – Sanbon me

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    Ancora copio e incollo da qui http://www.musokankendoclub.com/kendo-no-kata.pdf , un tratto di un articolo di Lorenzo Zago che spiega nello specifico l'esecuzione di tutti i kata (anche se noi, per il moemnto abbiamo visto solo i primi 2)


    O-DACHI-NO-KATA
     

    Ippon-me:
    U. morote-hidari-jodan-no-kamae, S. morote-migi-jodan-no-kamae.
    Arrivati a distanza, percepito il seme di S., manifestato da un leggera tensione ed un minimo
    spostamento in avanti delle mani e non riuscendo a resistergli, U. attacca shomen, avanzando con
    il piede dx e richiudendo il sx, con l’idea di colpire all’altezza dello spazio fra le due mani che
    sostengono il bokuto e prosegue il taglio fino ad arrivare con il kensen ad altezza gedan-nokamae,
    quest’azione lo porta a concludere l’attacco con il busto leggermente inclinato in avanti,
    mantenendo però lo sguardo sempre rivolto agli occhi di S.
    S. esegue nuki, ovvero evita di essere colpito sia alle mani che al corpo portando indietro-alto le
    mani seguendo la linea inclinata del bokuto come se facesse scorrere le mani lungo di esso, in
    questa fase è importante non far cadere la punta dietro le spalle flettendo polsi e gomiti, ed
    indietreggiando con un passo sx-dx in okuri-ashi. In questo modo oltre ad evitare di essere colpito
    prepara corpo e braccia per il contrattacco che eseguirà rientrando verso U. di un passo dx-sx in
    okuri-ashi colpendo shomen; tutta questa azione, nuki e contrattacco, deve essere eseguita in
    modo fluido e potente come fosse un’onda.
    Dopo aver subito il contrattacco U. indietreggia di due passi in okuri-ashi, il primo piccolo ma
    sufficiente da permettere a S. di abbassare il kensen del bokuto a livello dei suoi occhi (mi-ken), il
    secondo più ampio per sottrarsi alla pressione di S. il quale, contemporaneamente, lo segue
    avanzando il piede sx assumendo morote-hidari-jodan-no-kamae e prendendo una distanza tale
    da permettergli, in caso di ipotetica fuga di U., di colpirlo semplicemente abbassando le braccia ed
    eventualmente con un passo. E’ importante per S. mantenere lo zanshin durante tutta questa fase.
    Verificato lo zanshin di S. U. riprende chudan-no-kamae riportando il corpo in posizione eretta, se
    i due spostamenti indietro eseguiti precedentemente sono stati corretti dovrebbe essere già al
    centro dell’area, nello stesso momento anche S. torna in chudan-no-kamae indietreggiando il
    piede sx e riprendendo la distanza corretta con i bokuto a contatto a livello dello yokote. Il ritorno
    in chudan-no-kamae alla distanza corretta dovrà essere assunto contemporaneamente da
    entrambi.
    S. vince per mezzo di Sen-sen-no-sen.


    Nihon-me:
    Ai-chudan-no-kamae.
    Arrivati a distanza, percepito il seme di S. manifestato da un leggera pressione del bokuto per
    prendere il centro e non riuscendo a resistergli, U. attacca kote con un ampio movimento delle
    braccia avanzando in okuri-ashi. S. esegue nuki abbassando il kensen del bokuto fino a livello di
    gedan e spostandosi indietro-diagonale-sx in okuri-ashi, U. non trovando più il kote termina la
    sua azione con l’ha del bokuto parallela al pavimento, ovvero il kensen leggermente più in basso
    della tsuba, S. quindi avanza in okuri-ashi attaccando kote con un ampio movimento delle
    braccia.
    E’ importante per S. muovere le braccia verso il basso e verso di sé e non flettere solo i polsi per il
    nuki ed eseguirlo all’ultimo momento, così da non dare sufficiente tempo e spazio a U. per,
    eventualmente, cambiare obbiettivo durante l’esecuzione del suo attacco e, durante il movimento
    indietro-diagonale-sx, posizionare il piede sx già rivolto verso U. così che anche il corpo si orienti
    sulla nuova direttrice e l’azione successiva di avanzamento avvenga in maniera lineare, senza
    aggiustamenti durante e/o dopo l’attacco.
    Verificato lo zanshin di S., U. riprende chudan-no-kamae indietreggiando di un passo in okuriashi
    riportandosi al centro dell’area e S. si sposta a dx di uno o tre passi allineandosi con U. alla
    distanza corretta con i bokuto a contatto a livello dello yokote e ritornando in chudan-no-kamae
    contemporaneamente a U.

    S. vince per mezzo di Sen-sen-no-sen.
     

    Sanbon-me:
    Ai-gedan-no-kamae.
    Arrivati a distanza U., percepita la pressione del compagno, inizia ad alzare il bokuto,seguito
    immediatamente da S., da ai-gedan fino ad ai-chudan, una volta giunti in ai-chudan il seme di S.
    continua ad essere forte e quindi U. attacca Tsuki all’altezza del suigetsu (plesso solare) ruotando
    l’ha (filo della spada) del bokuto di 45° circa verso la propria dx, l’attacco deve essere eseguito in
    modo morbido e senza violenza, avanzando di un passo in okuri-ashi sufficientemente ampio da
    poter effettivamente colpire, contemporaneamente S. indietreggia di un passo in okuri-ashi di
    eguale ampiezza così da ristabilire la distanza di issoku-itto-no-ma-ai, graffiando lo shinogi del
    bokuto di U. con il proprio, ovvero ruotando l’ha del bokuto di 45° circa alla propria dx
    mantenendo la punta al centro del corpo ed all’altezza del suigetsu di U. (si crea di fatto una
    situazione di trazione e pressione sul bokuto di U.), quindi contrattacca al kyo-bu (sterno) di U.,
    riportando l’ha del bokuto perpendicolare al terreno, avanzando con il piede dx e stendendo le
    braccia in avanti mantenendo la tsuka-gashira (estremità della tsuka) a livello dell’ombelico, così
    che il prolungamento della stessa, verso il proprio corpo, sia al tanden (3-4 cm. sotto l’ombelico),
    questa azione di ricezione e contrattacco è detta irezuki ni nayasu e va eseguita in modo forte e
    compatto, S. esegue un secondo passo con il piede sx mantenendo la punta del bokuto alla
    stessa altezza utilizzando solo l’avanzamento del corpo e non le braccia, per penetrare nello
    spazio di controllo di U., quest’azione non è un attacco ma è un forte seme, quindi prosegue con
    tre rapidi passi in ayumi-ashi portando progressivamente la punta del bokuto in direzione del
    punto fra gli occhi di U. (mi-ken).
    U. reagisce al contrattacco di S. facendo un passo indietro con il piede dx al primo passo di S.
    bloccando il bokuto di S. sul lato ura dello shinogi con il proprio passando sotto quello di S.
    ruotando le anche, aprendole, per meglio proteggersi e tenendo la punta indirizzata alla gola di S.
    facendo in modo quindi che il kensen di S. resti indirizzato fuori dal proprio corpo, al secondo
    passo di S. reagisce nello stesso modo ma sul lato omote indietreggiando con il piede sx, da
    questo momento risulta impotente rispetto alla pressione di S., il suo spirito cala, per cui
    indietreggia di tre passi (allo stesso ritmo di avanzamento di S.) in ayumi-ashi partendo con il sx e
    abbassando progressivamente il bokuto.
    Dopo aver verificato lo zanshin di S. U. comincia a riprendere la guardia chudan e S. comincia ad
    indietreggiare di cinque passi in ayumi-ashi partendo con il piede sx portandosi progressivamente
    in chudan, guardia che entrambi si troveranno ad assumere al terzo passo di S. quindi, senza
    arrestare l’azione, anche U. si muoverà, partendo con piede dx di tre passi in ayumi-ashi, le
    dimensioni dei passi devono essere tali che entrambi riprendano il centro dell’area con i bokuto a
    contatto a livello dello yokote.
    S. vince per mezzo di Sen-sen-no-sen.


    Yonhon-me:
    U. hasso-no-kamae, S. waki-gamae.
    U. e S. si avvicinano di tre normali passi, raggiunta la distanza di issoku-itto-no-ma-ai e percepito
    il seme di S., U. attacca shomen, con l’idea di tagliare il viso dell’avversario fino all’altezza del
    mento, passando con il proprio bokuto sopra la testa (come fosse morote-jodan), ed avanzando
    con il piede dx, contemporaneamente anche S. attacca allo stesso modo. Le due azioni si
    annullano con i bokuto che si incrociano (omote-shinogi contro omote-shinogi) all’altezza della
    fronte, scendere assieme, mantenendo contatto e pressione tra i bokuto, fino a raggiungere
    chudan-no-kamae, contemporaneamente U. indietreggia leggermente portandosi alla distanza di
    chika-ma-ai raggiunta la quale cerca di sorprendere S. attaccando il suo polmone dx ruotando il
    bokuto con l’ha alla propria dx (v. sanbon-me) e mantenendo pressione sul bokuto del
    compagno, osae, con l’intenzione di penetrare il torace passando attraverso lo spazio tra le costole
    all’altezza del capezzolo di S., l’attacco al polmone dx e la pressione sul bokuto faranno si che al
    termine della propria azione il corpo di U. si trovi leggermente ruotato a sinistra ed il busto inclinato
    in avanti, anche il kensen terminerà leggermente più basso della tsuba; il viso di U. dovrà
    immediatamente volgersi verso la propria dx ad osservare il compagno.
    S. evita di essere colpito con un leggero avanzamento (irimi) in diagonale con il piede sx
    (l’ampiezza dell’avanzamento deve essere funzionale alla corretta distanza che S. dovrà avere,
    successivamente, per colpire U. con il mono-uchi del bokuto) ed eseguendo una rotazione con il
    bokuto attorno a quello, in penetrazione, di U. (uke-nagashi), portando la tsuka verso l’alto con la
    mano sx che sale alta sull’asse centrale della propria testa ed il palmo della mano dx come se
    colpisse il proprio naso, così da mettere il proprio bokuto tra se (la propria spalla dx) e l’ha di
    quello di U.. In questo momento l’ura-shinogi di S. è a contatto con l’ha del bokuto di U. e quella
    del proprio è rivolto alle proprie spalle.
    S., senza interrompere il movimento di uke-nagashi, completa l’azione attaccando shomen,
    chiudendo il piede dx dietro al sx (piedi invertiti rispetto alla normale posizione)
    Dopo aver verificato lo zanshin di S. U. comincia a riprendere la guardia chudan indietreggiando
    di un o tre passi iniziando con il piede sx per riportarsi al centro dell’area e S.
    contemporaneamente si sposta alla propria dx (se il caso anche leggermente indietro) per
    riallinearsi con U. alla distanza corretta con i bokuto a contatto a livello dello yokote abbassando,
    mantenendo mentalmente pressione, il bokuto da sopra la testa di U. fino alla guardia chudan,
    che entrambi si troveranno ad assumere nello stesso istante.
    S. vince per mezzo di Go-no-sen.


    Gohon-me:
    U. morote-hidari-jodan-no-kamae, S. chudan-no-kamae.
    In questo kata il chudan-no-kamae di S. è leggermente diverso dallo standard, ovvero, nello
    stesso momento in cui U. assume morote-hidari-jodan-no-kamae, S. sposta il kensen del
    bokuto e ruota leggermente ed in maniera naturale il filo della lama così che risulti orientato verso
    il basso-sx a controllare il kote sx di U.
    Arrivati a distanza U., percepita la pressione di S., attacca shomen, avanzando con il piede dx e
    richiudendo il sx, con lo scopo di tagliare il men di S. fino all’altezza del mento. S. esegue suri-age
    sul lato omote indietreggiando in okuri-ashi e caricando molto ampio come nel caso di Ippon-me,
    quindi rientra verso U. attaccando shomen. Quando U. subisce suri-age deve rilassare
    immediatamente il braccio dx così che il suo corpo non venga anch’esso spostato lateralmente e
    prosegue la corsa del suo attacco nella direzione impostagli dal contatto col il bokuto di S.
    riducendo progressivamente la velocità fino a raggiungere un’altezza al di sotto del livello di
    gedan-no-kamae.
    S., dopo, aver eseguito shomen, indietreggia cominciando a muovere il corpo ed abbassando
    progressivamente il kensen all’altezza degli occhi (mi-ken) di U. e, senza arrestarsi, prosegue
    portando indietro il piede dx assumendo morote-hidari-jodan-no-kamae.
    Dopo aver verificato lo zanshin di S. U. comincia a muoversi per riprendere chudan-no-kamae
    alzando il bokuto, contemporaneamente S. indietreggia con il piede sx abbassando il bokuto per
    riprendere anch’egli la guardia alla distanza corretta con i bokuto a contatto a livello dello yokote,
    entrambi arrivano in chudan-no-kamae contemporaneamente, dopo di che U. indietreggia in
    ayumi-ashi partendo con il piede sx per riportarsi al centro dell’area ed assieme a lui S. avanza
    dello stesso numero di passi in ayumi-ashi, partendo con il piede dx.
    S. vince per mezzo di Sen-sen-no-sen.


    Roppon-me:
    U. chudan-no-kamae, S. gedan-no-kamae.
    Arrivati a distanza di issoku-itto-no-ma-ai S. inizia a sollevare il bokuto con forte seme, U. cerca
    di controllare la pressione di S. abbassando leggermente il bokuto (non oltre la linea orizzontale),
    non riuscendo però a resistere a questa pressione dal basso, un attimo prima che i due bokuto
    vengano a contatto, indietreggia con il piede dx ed alza le braccia portandole in posizione jodan ed
    immediatamente ritorna in chudan indietreggiando ancora con il piede sx, questa successione
    deve essere eseguita in modo abbastanza rapido e continuo senza interruzioni.
    Contemporaneamente all’indietreggiare del compagno S. avanza di un grande passo portando il
    kensen del suo bokuto a controllare il polso sx di U., nel momento in cui questi assume jodan (ad
    una distanza di circa 30 cm.) ritornando poi in chudan contemporaneamente ad U. quando esegue
    il secondo passo indietro. A questo punto entrambi si ritrovano alla distanza di issoku-itto-no-maai,
    raggiunta la quale U. attacca immediatamente kote con un movimento piccolo ma eseguito con
    tutte le braccia senza utilizzare la flessione dei polsi e/o dei gomiti. S. devia l’attacco eseguendo
    suriage, è importante comprendere il corretto momento in cui eseguire quest’azione, spostando
    contemporaneamente il piede sx verso l’esterno orientandolo verso U. come nel caso del secondo
    kata (nihon-me); quest’azione è molto simile a quella eseguita in quel kata solo che gli
    spostamenti ed il contrattacco sono più piccoli; quindi colpisce kote spostando anche il piede dx
    verso sx. Immediatamente dopo aver ricevuto il contrattacco di S. U. indietreggia, nella direzione
    impostagli dallo spostamento di S. nell’esecuzione del suriage-kote, come per sottrarsi a S.,
    abbassando il bokuto con il filo della lama orientato un po’ verso dx, contemporaneamente S.
    avanza con il piede sx portandosi in morote-hidari-jodan-no-kamae facendo attenzione a
    mantenere il kensen indirizzato al centro del corpo di U. fino al raggiungimento della guardia. Dopo
    aver verificato lo zanshin di S. U. comincia a muoversi in diagonale avanti per portarsi verso il
    centro dell’area partendo con il piede dx, riassumendo la guardia chudan, del numero di passi
    necessario per raggiungerlo (il numero non è definito ma generalmente sono sufficienti 3 passi in
    ayumi-ashi), contemporaneamente anche S. riprende la guardia chudan indietreggiando in
    ayumi-ashi in sintonia con U. partendo con il piede sx (anche per S. il numero di passi non è
    definito ma generalmente sono sufficienti 3-4), entrambi raggiungono il centro dell’area assumendo
    chudan-no-kamae ed alla distanza corretta con i bokuto a contatto a livello dello yokote
    contemporaneamente.
    S. vince per mezzo di Go-no-sen.


    Nanahon-me:
    Ai-chudan-no-kamae.
    Arrivati a distanza U. cerca di rompere la pressione di S. avanzando di un piccolo passo e
    stendendo le braccia come per attaccare tsuki ruotando la lama come in sanbon-me ma, in
    questo caso, la punta è indirizzata al kyo-bu (sterno) di S.; questo attacco, chiamato ki-atari
    (attaccare lo spirito), non deve arrivare a colpire fisicamente S. ma serve per rompere lo spirito di
    S. e verificarne la capacità di reazione. Contemporaneamente all’avanzamento di U. S. indietreggia
    di eguale misura e contrasta U. stendendo le braccia in avanti, ruotando l’ha del bokuto verso sx e
    indirizzando la punta dello stesso verso lo sterno. Al termine di questa azione entrambi riportano il
    bokuto in chudan-no-kamae e si troveranno nuovamente alla distanza di issoku-itto-no-ma-ai.
    U. attacca men con un ampio caricamento e muovendosi in ayumi-ashi sx-dx, termina con la
    spada al di sotto dell’altezza di gedan-no-kamae, l’ampiezza dei passi in ayumi-ashi deve essere
    tale per cui U. possa effettivamente colpire S. al men qualora questi non si muovesse dalla
    posizione in cui si trova. S. all’attacco del compagno risponderà con nuki-do muovendosi sempre
    in ayumi-ashi dx-sx-dx; nel momento in cui U. carica S. avanzerà leggermente con il piede dx in
    avanti-diagonale-dx mantenendo il kensen indirizzato al centro del corpo di U., nell’eseguire il
    secondo passo con il piede sx eseguirà il caricamento e l’attacco al do di U. in un unico
    movimento, in particolare il caricamento verrà eseguito mantenendo l’hasuji del bokuto sempre
    indirizzato verso U. mentre il corpo tenderà ad uscire dall’asse sulla propria dx, ne risulterà che il
    caricamento avverrà sulla propria spalla sx; nell’esecuzione di questo secondo passo il piede sx
    supererà il dx proseguendo nella direzione avanti-diagonale-dx con le dita del piede rivolte verso
    l’asse centrale dell’esecuzione del kata, per una corretta esecuzione di questo movimento è
    importante che le ginocchia siano sufficientemente flesse così da impedire al corpo di inclinarsi a
    sx; facendo scorrere il bokuto davanti all’addome di U. S. eseguirà il terzo passo con il piede dx e
    contemporaneamente ruoterà le anche così da girare il corpo verso U. e scenderà appoggiando il
    ginocchio dx a terra mentre con le braccia completerà l’esecuzione dell’attacco terminando con le
    stesse stese sul lato dx a formare un angolo di 90° rispetto al busto.
    U. e S. al termine del proprio attacco dovranno immediatamente ruotare il viso verso il compagno
    così da incrociarne immediatamente lo sguardo, come ciò avviene S., sempre con il ginocchio dx a
    terra porterà il bokuto ad assumere waki-gamae, dopo aver verificato lo zanshin di S. U. si
    muoverà per portarsi in chudan-no-kamae ruotando il corpo verso S., nell’eseguire la rotazione
    sarà il piede sx a muoversi portandosi dietro al dx, nello stesso momento anche S. assumerà
    chudan-no-kamae e ruoterà, se necessario, il corpo ed il ginocchio dx in direzione di U. restando
    sempre con il ginocchio a terra, entrambi raggiungeranno questa guardia contemporaneamente ad
    una distanza con i bokuto a contatto a livello dello yokote, se necessario sarà U. ad aggiustare la
    distanza. Assunta la guardia U. farà un passo indietro in okuri-ashi (sx-dx) e S. lo seguirà
    alzandosi e portando in piede dx avanti mantenendo sempre il contatto con il bokuto di U., quindi
    U. si muoverà, verso la propria sx, per portarsi alla sua posizione di partenza al centro dell’area, S.
    lo seguirà in questo movimento mantenendo sempre il contatto con il bokuto di U. e la distanza
    corretta con i bokuto a contatto a livello dello yokote. Sono sufficienti 5 o 7 passi in ayumi-ashi
    per portarsi alla giusta posizione.
    S. vince per mezzo di Go-no-sen.



    KO-DACHI-NO-KATA

    Ippon-me:
    U. morote-hidari-jodan-no-kamae, S. migi-hanmi-chudan-no-kamae.
    Nell’assumere migi-hanmi-chudan-no-kamae S. indirizza il kensen al mi-ken, punto fra i due
    occhi, di U.. Arrivati a distanza U. attacca shomen, avanzando con il piede dx e richiudendo il sx,
    con l’intenzione di tagliare S. fino all’altezza dell’ombelico e termina con la spada al di sotto
    dell’altezza di gedan-no-kamae, quest’azione lo porta a concludere l’attacco con il busto
    leggermente inclinato in avanti, mantenendo però lo sguardo sempre rivolto agli occhi di S.. S.
    contemporaneamente all’azione di U. esegue suriage, con il lato omote del ko-dachi, portando la
    mano dx sopra la testa ruotando indietro il polso , così che il kissaki del ko-dachi risulti indirizzato
    alla propria spalla sx con l’ha rivolto verso l’alto-dietro, avanzando diagonale-dx con il piede dx,
    quindi colpisce shomen abbassando il braccio alla stessa altezza della spalla chiudendo il piede
    sx e ruotando le anche verso U.. E’ importante scegliere il momento idoneo per eseguire il suriage
    incrociando il bokuto di U. durante la salita del braccio e lo spostamento del corpo, quindi non
    troppo presto ricevendo l’attacco in una situazione statica o troppo tardi trovandosi U. troppo
    vicino. L’attacco di S. deve essere eseguito usando bene tutto il movimento del braccio nel colpire
    e scendendo dall'alto della propria testa seguendo l'asse centrale del proprio corpo, bisogna tenere
    presente che il ko-dachi è corto e viene utilizzato con una sola mano per cui la forza centrifuga
    data dall’accelerazione non è eccessiva e deve essere compensata dalla qualità del movimento del
    braccio e dalla chiusura del piede sx. Immediatamente dopo l’esecuzione del contrattacco S. fa un
    passo indietro in okuri-ashi sx.-dx. assumendo la guardia migi-jodan, l’altezza della mano dx
    sopra la testa è la stessa che si ha quando si assume la stessa guardia con il bokuto usando
    entrambe le mani. Dopo aver verificato lo zanshin di S. U. ruoterà verso sx, allineandosi al nuovo
    asse assunto da S., portando il bokuto in chudan-no-kamae, contemporaneamente S. abbasserà
    il ko-dachi assumendo chudan-no-kamae assieme ad U. alla distanza con i bokuto a contatto a
    livello dello yokote, quindi U. ruoterà verso dx così da riprendere l’allineamento di partenza e S. lo
    seguirà spostandosi alla propria sx, per questo movimento di S. è in genere sufficiente un solo
    passo, qualora l’uscita diagonale-dx assunta durante l’attacco fosse stata eccessiva potrebbero
    essere necessari anche due o tre passi, l’importante è mantenere un postura corretta senza
    spezzare il corpo facendo un unico passo eccessivamente ampio.
     

    Nihon-me:
    U. gedan-no-kamae, S. migi-hanmi-chudan-no-kamae.
    Nell’assumere migi-hanmi-chudan-no-kamae S. indirizza il kensen al kyo-bu, sterno, di U..
    Arrivati a distanza U., pressato dal seme di S., inizia a sollevare il bokuto fin quasi a portarlo,
    lentamente ma con continuità, orizzontale mentre S. mantiene una forte pressione verso il bassoavanti,
    irimi-seme, con il ko-dachi abbassandolo leggermente accentuando l'inclinazione del
    corpo in avanti e ruotando leggermente l'ha del ko-dachi verso destra così da coprire
    maggiormente il mune del bokuto di U. in salita, un attimo prima del contatto tra le due spade U.
    indietreggia con il piede dx portando il bokuto al proprio fianco dx in waki-gamae,
    contemporaneamente S. avanza di un passo in okuri-ashi dx-sx indirizzando il kensen del
    kodachi alla gola di U.; immediatamente U. porta il bokuto al centro sopra la testa ed attacca
    shomen avanzando con il piede dx e richiudendo il sx, con l’intenzione di tagliare S. fino all’altezza
    dell’ombelico e termina con la spada al di sotto dell’altezza di gedan-no-kamae, quest’azione lo
    porta a concludere l’attacco con il busto leggermente inclinato in avanti, mantenendo però lo
    sguardo sempre rivolto agli occhi di S.. S. contemporaneamente all’azione di U. esegue suriage,
    con il lato ura del ko-dachi, portando la mano dx sopra la testa ruotando indietro il polso, così che
    il kissaki del ko-dachi risulti indirizzato all’esterno della propria spalla dx con l’ha rivolto verso
    l’alto-dietro, avanzando diagonale-sx con il piede sx e colpisce shomen abbassando il braccio alla
    stessa altezza della spalla chiudendo il piede dx e ruotando le anche verso U., questa azione è
    simile a quella eseguita da S. in Yonhon-me con l'o-dachi. Anche qui, come nel precedente kata,
    è importante scegliere il momento idoneo per eseguire il suriage incrociando il bokuto di U.
    durante la salita del braccio, lo spostamento del corpo e l'attacco deve essere eseguito usando
    bene tutto il movimento del braccio scendendo dall'alto della propria testa seguendo l'asse centrale
    del proprio corpo. Dopo aver colpito S. allunga la mano sx per afferrare il braccio dx di U., una
    corretta distanza nell'attacco permetterà a S. di afferrare il braccio senza fare alcun passo,
    facendola scorrere fino al gomito mantenendo una leggera pressione, contemporaneamente
    abbassa il ko-dachi portando la mano dx all'anca dx ed indirizzando il kensen del ko-dachi alla
    gola di U.. Dopo aver verificato lo zanshin di S. U. inizierà a sollevare il bokuto per riportarsi in
    chudan-no-kamae e se necessario farà un passo indietro per ritornare esattamente al centro
    dell'area, contemporaneamente S. si sposterà indietro-diagonale-dx di tre-quattro passi in ayumiashi
    partendo con il piede dx lasciando il braccio di U. e riportando la propria mano sx al fianco
    facendo scorrere il ko-dachi sopra il bokuto di U. senza entrare in contatto ma solo per mantenere
    sotto controllo un eventuale tentativo di reazione ed assume chudan-no-kamae
    contemporaneamente ad U. alla distanza con i bokuto a contatto a livello dello yokote.
     

    Sanbon-me:
    U. chudan-no-kamae, S. migi-hanmi-gedan-no-kamae.
    Nonostante fisicamente venga assunta una guardia (gedan-no-kamae), l'atteggiamento mentale di
    S. deve essere di mu-gamae, senza guardia, totalmente disponibile a qualsiasi evento. U. e S. si
    avvicinano ma, a differenza di tutti gli altri kata, in questo caso U. attacca sho-men, eseguendo
    caricamento ed attacco, al terzo passo con l'idea di tagliare S. fino all'altezza del mento; S. esegue
    suri-age sul lato omote, anche qui come nei due precedenti kata, deve scegliere il momento
    idoneo per eseguire il suriage incrociando il bokuto di U. durante il movimento di estensione del
    braccio e non attenderlo anticipando il proprio movimento; successivamente esegue suri-otoshi
    stendendo in basso-avanti il braccio, non è sufficiente usare solo il movimento del polso, facendo
    scorrere il ko-dachi lungo la lama del bokuto fino ad indirizzare il proprio kensen alla dx e
    leggermente al di fuori del corpo di U. terminando con la propria mano all'altezza delle anche; U. si
    troverà con il bokuto come in waki-gamae ma con il piede dx sempre avanti e da questa
    posizione attaccherà do passando con il bokuto sopra la testa ed avanzando con il piede sx; S.,
    nella fase discendente dell’attacco di U., eseguirà suri-nagashi iniziando con l’alzare
    semplicemente il kensen del ko-dachi,così da aumentare la superficie che entrerà in contatto con
    il bokuto di U., quindi avanzerà con il piede sx ruotando il corpo così da trovarsi a circa 45°
    rispetto alla linea di partenza, durante questo movimento il proprio ko-dachi entrerà in contatto con
    il bokuto di U., il ko-dachi sarà pressoché verticale, e lo farà scorrere (suri-nagashi) fino a circa
    dieci centimetri dal kensen del bokuto stendendo progressivamente il braccio; durante lo
    scorrimento il ko-dachi verrà portato su un piano orizzontale con l’ha che terminerà rivolto a dx di
    S. ed omote-shinogi in contatto con ura-shinogi del bokuto di U., senza soluzione di continuità
    S. eseguirà suri-komi e con la mano sx andrà a bloccare il gomito dx di U. facendo scorrere e
    ruotando il ko-dachi lungo ura-shinogi del bokuto così da terminare contro la tsuba e con l’ha
    del ko-dachi a contatto di ura-shinogi del bokuto di U.. A questo punto S. avanzerà di tre passi,
    iniziando con il piede sx, spingendo U., il quale indietreggerà di altrettanti passi partendo con il dx,
    lungo il nuovo asse assunto, ovvero circa 45° rispetto all’asse centrale di partenza. Al termine dei
    tre passi S. porterà la mano dx all'anca dx ed indirizzerà il kensen del ko-dachi alla gola di U..
    Dopo aver verificato lo zanshin di S. U. inizierà a sollevare il bokuto per riportarsi in chudan-nokamae
    avanzando di tre passi in ayumi-ashi, partendo con il piede dx, per ritornare esattamente
    al centro dell'area, contemporaneamente S. indietreggerà di eguale numero di passi, sempre lungo
    il nuovo asse, in ayumi-ashi partendo con il piede sx lasciando il braccio di U. e riportando la
    propria mano sx al fianco facendo scorrere il ko-dachi sopra il bokuto di U. senza entrare in
    contatto ma solo per mantenere sotto controllo un eventuale tentativo di reazione ed assume chudan-no-kamae contemporaneamente ad U. alla distanza con i bokuto a contatto a livello dello
    yokote.