mercoledì 24 ottobre 2012

non appena il mio meraviglioso cucciolo di uomo si addormenta, me ne vado sul balcone e, sotto il pallido chiarore di questa mezza luna autunnale, comincio a dedicarmi alla manutenzione della mia vecchia spada sacra secondo le modalità che mi erano state indicate il giorno prima. mi metto in posizione inginocchiata, quella (di cui ora mi sfugge il nome) che usiamo al corso durante il saluto, all'inizio e alla fine dell'allenamento, quella scomodissima che io non riesco a tenere e che mi costringe a muovermi, a bestemmiare e a fare casino mentre gli altri meditano (o stanno solo zitti e immobili) durante uno dei momenti più rituali e sacri dell'allenamento stesso... così questa sessione di manutenzione della spada mi aiuterà anche ad allenarmi in questa cosa.

L'operazione consiste prima di tutto nel levigare le 4 asticelle dello shinai con carta vetrata in modo da eliminare le scheggiature che si andavano creando per l'usura e la vecchiaia. Non ho problemi nel farlo, in effetti la cosa è pressoché a prova di scemo, anche se rischio quasi di andare a grattare sul filo facendolo saltare (e pensare che mi aveva anche avvertito!); il filo nello shinai, oltre ad avere la funzione di aiutare a tenere insieme i pezzi della spada, ha anche la funzione di indicare il dorso della spada: quando pratichi devi sempre vedere il filo, sempre tenerlo verso l'alto perchè significa che la lama è dalla parte opposta, verso il basso quindi, cioè dove deve stare per tagliare; se colpissi l'avversario tenendo la spada in una posizione diversa da così, col filo di lato o col filo al contrario, non sarebbe un colpo valido ai fini del punteggio.

Non conosco il concetto della meditazione oltre a una definizione teorica, ma in questo momento sfioro degli istanti in cui quasi mi astraggo dalla realtà, talmente sono concentrato in questa banale operazione, talmente sono concentrato su un mondo fatto di una spada in bambù e una timida luce lunare. Mi sento un vero samurai in ginocchio di fronte alla sua anima. E credo che la meditazione possa vagamente assomigliare a una sensazione del genere.

La seconda parte dell'operazione, altrettanto facile in linea teorica, mi presenta all'atto pratico delle difficoltà che non avevo considerato. Mi era stato detto di passare della cera sulla spada per ammorbidirla. Io prendo una candela che mia moglie mi ha dato il permesso di usare, era un soprammobile che ci eravamo portati a casa dalla festa del Señor de Los Milagros di 2 anni fa. Il Señor de Los Milagros è una festa peruviana che a grandi linee festeggia il giorno in cui Dio ha fermato un terremoto che stava devastando Lima, e la prova sarebbe il fatto che mentre la città cadeva a pezzi, il dipinto di Gesù in una chiesa veniva risparmiato, perciò quello stesso dipinto è diventato un simbolo che i peruviani venerano e ringraziano. Noi, in famiglia, lo festeggiamo perchè mia moglie è peruviana. Il colore della festa è il viola e quindi questa candela che ho in mano è viola. L'accendo e la cera comincia pian piano a sciogliersi ma non scivola giù dalla spada come mi aspettavo, piuttosto si ferma  e si solidifica quasi subito formando sul bambù i tipici rigoli di cera di una candela usata sicchè la mia spada assume a tratti le sembianze di una candela gigante e a tratti le sembianze, per via del suo colore sempre più viola brillante, della spada laser viola di Mace Windu... 

Questi pensieri mi fanno uscire improvvisamente dal mio stato di "trance" di poco fa, facendomi sentire un gran pasticcione più che un nobile samurai. Cerco di pulire la spada con la fiamma della candela e un bel po' di scottex salvando il salvabile e poi me ne vado a letto mentre la mia cara mogliettina mi dice che l'unica cosa che ho io del samurai è la pelata.  

martedì 23 ottobre 2012

ho cominciato a guardare sui vari negozi internet per comprare il bogu (cioè l'armatura) poichè negozi fisici in Italia non ce ne sono o perlomeno non ci sono dalle mie parti, la convenzione sembra essere quella di ordinare direttamente dal Giappone o da qualche società che si occupa di importazioni dal Giappone o di Arti Marziali.
So che è quantomeno prematuro cercare un bogu adesso dato che mi hanno detto che dovranno passare dai 4 ai 6 mesi prima che avrò l'onore di indossarlo ma la curiosità mi ha portato a googlare in anticipo. E mi sono reso conto di 2 cose che mi han messo paura:
numero 1, si parla di prezzi allucinanti dove per allucinanti intendo 500 € il primo prezzo + IVA + trasporto, che a casa mia fanno un sacco di soldi (almeno sui siti che ho trovato io)
numero 2, non hai la possibilità di provare in anticipo quello che stai comprando. ho notato che alcuni siti seri offrono un servizio di consulenza di qualche tipo sulla taglia ma comunque non credo sia la stessa cosa di provare direttamente la cosa sul tuo corpo.
E così mi son detto: comincio a darmi un occhio in giro e vedo se trovo qualcosa su ebay, subito o quei siti lì per trovare un seconda mano a pochi soldi. Ho subito la riconferma che il kendo non è che sia molto diffuso in Italia visto che qualunque sia la cosa che cerchi, su ebay e compagnia bella, ne trovi sempre una vastissima scelta, mentre se cerchi il bogu ne trovi 3 in Italia. Ebbene uno di quei 3 mostra una foto del taré col nome della mia città ricamato sopra!!

...Se non è un segno del destino questo qui.....

 Chiamo subito l'inserzionista, si chiama D. e scopro che faceva kendo fino all'anno scorso ma ha dovuto smettere perchè si è strappato un muscolo, lo vado a trovare a casa, una bella casetta poco fuori la città con una targa in giapponese sulla facciata principale, si apre la porta e ne esce un omone gigante, di 40 anni passati, molto alto e muscoloso, un gigante davvero, è molto gentile, mi fa provare tutti i pezzi dell'armatura, e la sensazione è allucinante, soprattutto quando metto il men, ti senti un astronauta, le percezioni diventano più ovattate e l'emozione, non lo so perchè, è da subito molto forte. Ad ogni modo mi sta e il prezzo è la metà del primo prezzo di internet senza nè IVA nè trasporto. Compro e faccio un affare mentre le chiacchiere con D. sulla nostra passione comune ci portano piano piano a una maggiore confidenza coi limiti di un rapporto di compravendita di pochi minuti, ma tanto basta perchè lui decida di darmi anche la sua spada, la sua shinai, che io accetto di buon grado. Dice però che non me la può vendere perchè non ha valore, nel senso, evidentemente, che il valore affettivo è talmente superiore a quello economico che non si può esprimere in €uro e farlo equivarrebbe a un gesto quasi dissacrante. Perciò te la regalo, dice e, mentre me la porge, improvvisamente, il gigante buono si commuove e gli occhi gli si velano di commozione davanti al mio sguardo incredulo. E mentre mi regala questa meravigliosa emozione, mentre mi fa promettere che darò "onore" alla sua spada, che la userò e che mi ci divertirò, io capisco che non è uno sport questa cosa in cui mi sono imbarcato ma un vero e proprio viaggio spirituale. Esattamente quello che cercavo.




 Questo succedeva sabato, lunedì porto il men a lezione per farlo esaminare al maestro F.. In effetti è quella la parte principale dell'armatura, anche per quel che riguarda la taglia, visto che per il resto, per come l'ho capita io tende ad adattarsi un po' a tutti mentre il casco deve andarti proprio giusto. Il maestro F. dice che mi va giusta e che ho fatto un affare e la cosa mi rende felice. Per quanto riguarda la shinai invece, la mostro al figlio del maestro F, in quanto D. mi aveva anche detto che era stato proprio lui a regalargliela tempo addietro. Ecco che lui riconosce la spada e ricorda con piacere quell'episodio; in un secondo momento esamina la spada e ne nota alcune imperfezioni che ha subito per normale usura del tempo. questa si tramuta in a bella notizia appena mi dice che cosa devo fare per la sua manutenzione così me ne vado con un compito a casa da svolgere sulla mia spada, sulla mia anima, e già immagino emozionato il momento in cui potrò dedicarmi a questo intimo momento di meditazione...

 Ne segue una lezione interessante. Intanto ho finalmente fatto mio il concetto di kikentai, che mi aveva spiegato già il maestro D. alla prima lezione ma che io avevo accolto più come una specie di racconto simbolico che come un qualcosa di realmente concreto. in effetti il concetto esprime la "validità" del colpo del kendoka sferrato all'avversario quando esprime i contemporaneamente il ki, il ken e il tai. Il ki è lo spirito e lo spirito viene espresso tramite l'urlo che ti da coraggio, mette paura, racconta la tua personalità e il tuo spirito per l'appunto. Ken, l'abbiamo già detto, è l'anima del samurai, cioè la spada o, in questo caso, lo shinai (non ho ancora capito se è maschile o femminile shinai ma questo è un dettaglio). Tai è il corpo e viene espresso più che altro tramite il battere del piede a terra che mostra l'intenzionalità del movimento d'attacco. Quindi kikentai è colpire nello stesso preciso momento con spirito, anima e corpo che in pratica significa che il colpo della spada sul punto valido dell'avversario deve arrivare nello stesso preciso momento in cui il piede batte a terra e in cui il tuo urlo di guerra riecheggia nel dojo. Ancora una volta a dir poco affascinante... e tuttavia il fatto che abbia fatto orami mio questo concetto in teoria non significa che io l'abbia fatto mio anche in pratica poichè risulta, da fare, molto più difficile di quanto sia da raccontare.


Nel corso della stessa lezione abbiamo imparato (e anche in questo caso "imparato" è una parola grossa) kirikaeshi, uno degli esercizi fondamentali del kendo. Preferisco raccontarlo non con le mie parole ma con un articolo che riporto interamente tra virgolette dopo averlo rubato dal bel sito http://www.hekisuikan.com

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Kirikaeshi (切り返し)
(uchikaeshi)
Questo metodo di pratica è indispensabile sia per i principianti sia per gli esperti perchè promuove un’azione armoniosa dell’intero
corpo, rende flessibile la muscolatura e sviluppa un’agile lavoro delle gambe, accurati attacchi, impugnatura e corretta distanza.
Inoltre accresce la resistenza di braccia e gambe ed aiuta la coordinazione di tutto il corpo. Per le persone esperte le cui tecniche
non sono più efficaci come prima, nulla è di migliore aiuto della pratica del kirikaeshi (uchikaeshi) per migliorare ed ampliare i
movimenti. Il metodo è un’eccellente serie di esercizi di riscaldamento all’inizio o di raffreddamento al termine della pratica.
La ragione della straordinaria efficacia di questo metodo risiede nelle richieste cui assolve. Quando un uomo è forte il più delle volte
fa affidamento solo sulla forza per vincere; quando ha un forte spirito o è tecnicamente eccezionale, egli dipenderà completamente
da uno o l’altro di questi validi fattori escludendo tutti gli altri; questo non è corretto perchè un attacco è veramente valido solo
quando spirito forza ed abilità tecnica agiscono all’unisono. Il kirikaeshi richiede che tutti e tre questi aspetti del Kendo agiscano
nello stesso momento; se uno di essi viene a mancare o non è sufficientemente espresso, il kirikaeshi non riuscirà.

ESECUZIONE da to-ma kakarite avanza di un passo in okuri-ashi, seme, per portarsi in issoku-itto-no-maai, esegue un
ampio caricamento ed attacca sho-men su motodachi che subito dopo aver ricevuto l’attacco indietreggia per
far esaurire l’attacco del compagno, kakarite comincia una serie di yoko-men, quattro avanzando e cinque
indietreggiando, iniziando da hidari-men, dopo l’ultimo yoko-men indietreggia fino a portarsi nuovamente alla
distanza to-ma e ripete ancora l’esercizio, al termine esegue un ultimo sho-men su motodachi che, dopo averlo
ricevuto, si sposterà a destra per far passare kakarite il quale, esaurita la spinta dell’attacco, si girerà mettendosi
immediatamente in guardia pronto per un eventuale attacco da parte del compagno, zanshin.

Punti importanti da osservare:
a. tutti i movimenti devono essere il più ampio possibile
b. i movimenti di tutto il corpo devono accompagnare ogni azione di braccia e piedi. Non spezzare la connessione
mentale con il compagno ed eseguire tutti i movimenti in un’unica serie senza interruzioni.
c. quando caricate siate sicuri di arrivare ben sopra la vostra testa.
d. fare in modo che gli attacchi a sinistra ed a destra abbiano un angolo di circa 45°, iniziate con un attacco a sinistra.
e. finite con un attacco di men frontale dopo aver preso una sufficiente maai. Quindi ripetere l’esercizio.
f. è importante per i principianti che eseguano correttamente con movimenti lenti ed esagerati piuttosto che veloci.
g. terminare sempre la serie con un attacco a sinistra del men.
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Nella descrizione dell'esecuzione si trovano molti termini tecnici che spiego con l'aiuto del glossario del già citato http://digilander.libero.it/savonakendo/ anche se 2 di questi li avevo già incontrati e spiegati con parole mie...

to-ma: forma gergale contratta di tooi maai.
tooi maai: distanza lunga di combattimento, gli shinai non si incrociano, tra i sakigawa vi sono più di dieci centimetri
sakigawa: puntale di pelle dello shinai.
kakarite: colui che esegue un esercizio.
okuri-ashi: movimento dei piedi utilizzato nelle tecniche di kendo, consiste nello spostare i piedi mantenendone la posizione relativa inalterata, con il destro avanti ed il sinistro dietro con la punta all'altezza del tallone destro.
seme: minacciare in avanti, esercitare pressione sull'avversario.
issoku-itto-no-maai: letteralmente: distanza di un passo e un colpo (o una spada); distanza normale tra due combattenti, gli shinai si incrociano all'altezza del sakigawa; è anche da intendere come distanza giusta (vedi jubun), quella che deve essere sempre mantenuta durante l'esecuzione dei kata e negli esercizi di studio delle tecniche. In pratica è la distanza che consente l'esecuzione di un attacco con un unico passo
sho-men: colpo portato al men centralmente o anche parte centrale superiore del men
motodachi: colui che assume il ruolo di istruttore durante jigeiko, kakarigeiko, kihongeiko, ecc.; è idoneo ad assolvere al ruolo di motodachi chi è in grado di portare e ricevere correttamente le tecniche.
yoko-men: fendente laterale al men, vedi migi men ed hidari men.
migi men: colpo portato al lato destro del men dell'avversario
hidari men: colpo portato al lato sinistro del men dell'avversario
zanshin: stato di attenzione, di allerta, che va mantenuto dopo aver portato un colpo all'avversario.

Sulle virtù del KiriKaeshi rubo di nuovo la conoscenza dall'oracolo di internet e trovando questo interessante post di un forum ( http://muganokai.forumattivo.com/t152-le-virtu-del-kirikaeshi ) lo copio e incollo interamente (sperando, anche in questo caso come in tutti gli altri casi, che l'autore si sent, da questo gesto, omaggiato più che defraudato):

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L'importanza del Kirikaeshi è stata sottolineata da Menegatti sensei durante la sua recente visita e da un interessante post su KWF.
Questo esercizio, fondamentale per i kenshi di qualsiasi livello, racchiude in se la maggior parte degli elementi necessari per sviluppare un buon kendo.
Più precisamente, pescando dalle nozioni indicate su diversi testi si hanno:

Le dieci virtù che il Kirikaeshi sviluppa nell'attaccante:

1. Rende i suoi waza netti e fluidi.
2. Rafforza la potenza dei tagli.
3. Migliora il fiato e la resistenza.
4. Rende il movimento delle braccia flessibile.
5. Rende il movimento del corpo agile e leggero.
6. Gli consente di utilizzare lo shinai liberamente.
7. Dona una postura ben bilanciata e centrata a livello della vita, questo a sua volta
può portare ad un incremento della tranquilità mentale.
8. Migliora l'osservazione dell'avversario.
9. Insegna la corretta distanza (ma-ai) per colpire l'avversario.
10. Rende l'impugnatura salda ma flessibile.

Le otto virtù che il Kirikaeshi sviluppa in chi riceve:

1. Mantiene la sua mente serena.
2. Migliora l'osservazione dell'avversario.
3. Contribuisce a far imparare lo stile dell'avversario e il modo con cui porta i colpi.
4. Rende l'impugnatura salda ma flessibile.
5. Rende il movimento del corpo libero e flessibile.
6. Rende abili nel ricevere i colpi.
7. Rafforza le braccia.
8. Rafforza il corpo.

A questo punto vale la pena segnalare i più comuni errori effettuati durante il kirikaeshi:
1- La mano sinistra si sposta dalla linea centrale.
2-I tagli mancano di estensione (entrambe le braccia dovrebbere essere ben stese in
avanti).
3- Nei tagli prevale la mano destra (nel caricamento/taglio la punta della spada punta verso destra e/o il gomito sinistro è piegato).
4- I colpi non sono caricati sufficientemente (ci si limita a caricare muovendo le mani
davanti al viso anzichè sopra la fronte).
5- I tagli ed il movimento/chiusura dei piedi/anche non sono coordinati.
6- I tagli non hanno zanshin, ovvero la punta dello shinai rimbalza sul Men anzichè
restare sul bersaglio per un istante prima di ripartire.
7- La serie di Yoko Men è portata con fretta come se fosse una serie ininterrotta di
nove tagli anzichè una sequenza di nove ippon distinti.

Il link al post su KWF:
http://www.kendo-world.com/forum/showthread.php?t=21266
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giovedì 18 ottobre 2012

ieri G. ci ha mostrato il semé.  dice che è un concetto fondamentale del kendo, forse più importante delle mosse stesse, forse tanto importante quanto il kiai. dice che è troppo presto per noi per poterlo fare ma bisogna che cominciamo a capirlo. Lo traduce con la parola "pressione" e parla di una specie di pressione spirituale, psicologica in un certo senso, dice che lui col semé può arrivare a spingere il corpo dell'avversario senza toccarlo. Mi viene in mente il gioco che si faceva da bambini, quando ti leccavi il dito e toccavi il compagno che si spostava per lo schifo, ma no credo che il maestro G. si riferisca a questo. Vede che non capiamo e preferisce mostrarlo. Si mette di fronte all'unica ragazza del gruppetto, che in quel momento è la persona più vicina a lui, le dice di mettersi in guardia, lei si mette in guardia e lui tira fuori il suo grido dal diaframma, contemporaneamente accenna un impercettibile movimento in avanti, la ragazza si spaventa quasi e fa 2 passi all'indietro, quasi cade all'indietro. "Questo è il semé" dice, e riesce ad affascinarmi anche questa volta. Più tardi non potrò fare a meno di chiedermi cosa sarebbe successo se non l'avesse fatto su una ragazza, se l'avesse fatto su un uomo, se l'avesse fatto su di me... mi chiedo se mi sarei spostato... mi chiedo cosa sarebbe successo se non avesse fatto quelle premesse... avrebbe funzionato lo stesso o non è piuttosto una specie di trucchetto da mentalisti? ...eppure... se devo essere sincero... credo che mi sarei spostato anch'io...

ad ogni modo questa cosa dell'urlo, del kiai, del tirare fuori l'energia, è la cosa che mi piace di più per il momento. Le prime volte che lo vedi fare agli altri pensi che sono matti... che cazzo c'avranno da gridare? a tratti fanno quasi paura, ma a tratti fanno quasi ridere... poi quando lo devi fare tu, provi un forte imbarazzo, quasi vergogna, come se tutti fossero lì ad ascoltare te e a giudicare quello che hai da dire, ma poi lo fai lo stesso e ti senti un cretino... ma è solo le prime volte... poi piano piano cominci a entrare nell'ottica, cominci ad abituartici e comincia a sembrarti normale... finchè diventa bellissimo! finchè nessuno deve dirti "più forte" perchè già ci metti tutta la forza. ed è uno SFOGO INCREDIBILE!! non si può capire quanto tirare una mazzata all'aria mentre emetti un verso pressochè insensato più forte che puoi, possa fare bene! tutto lo stress di una giornata magari pesante, tutto lo stress del lavoro, magari la rabbia di quel particolare giorno lì o la stanchezza dell'ultimo periodo.... tutto fuori! tutto buttato fuori in un momento! tutto sfogato.

sì, d'accordo, non credo che il senso di tutto questo sia lo sfogarsi, no di certo, ma fintanto che non colgo il senso più profondo, mi godo questa cosa che mi piace un casino... 

mercoledì 17 ottobre 2012

poichè non l'avevo ancora fatto, pubblico la foto delle mie armi
come ho detto, una delle cose che mi piace di questo sport è tutto quello che c'è intorno allo sport.

ad esempio ieri ci ha seguito il maestro G. che mentre ci insegnava un attacco che a un determinato movimento della spada, accompagnava una rapida camminata che parte da un lato della palestra e arriva fino al lato opposto, ci ha trasmesso un concetto che ho trovato illuminante.

Arrivati in fondo non bisogna fermarsi e poi girarsi e poi ricominciare o prender fiato distrarsi e poi fare un altro giro ma girarsi di colpo ed esser subito pronti al giro successivo.

Essere sempre pronti e reattivi.

Questa cosa ha un nome nel kendo e fatta bene diventa poi un atteggiamento nella vita.

Si chiama zanshin: stato di attenzione, di allerta, che va mantenuto dopo aver portato un colpo all'avversario.

G. ci stava dicendo che eseguire bene le tecniche di combattimento del kendo ci migliorerà la vita, ci renderà più in grado di affrontare le sfide della vita con il giusto spirito.

Non so quanti altri sport abbiano scopi così alti. E lo trovo affascinante.

questo dovrebbe essere l'ideogramma di zanshin, preso dal sito http://digilander.libero.it/savonakendo/ che fino ad ora è uno tra i più belli che ho trovato in rete sul kendo.

giovedì 11 ottobre 2012

tra lunedì e mercoledì ho fatto altre 2 lezioni.
Sto imparando tante cose tutte insieme tra posizioni di attacco, di movimento e parole in giapponese, tanto che mi si è fatta una gran confusione in testa.

Una delle cose affascinanti del kendo è tutto ciò che sta intorno al kendo, tutto l'aspetto rituale del prima e del dopo, codificato in gesti e parole sempre identici, per esempio quando entri nel dojo fai un saluto, un piccolo inchino, al dojo stesso (è una cazzo di palestra ma noi la chiamiamo dojo), poi c'è il riscaldamento che è una corsa in cui ciascuno canta (o grida) una specie di inno di incoraggiamento, per darci forza, qualcosa tipo All Blacks prima delle partite, ma in giapponese, e tutti rispondono in coro. Io ho imparato il coro ma non ancora i versi quindi non ho ancora il mio momento di gloria in quella che noi principianti chiamiamo la sigla iniziale stando bene attenti a non farci sentire dal maestro, ma già gridare la risposta mi piace molto.

Segue una sorta di stretching anch'esso ritmato da urla giapponesi che mi sono ripromesso, col tempo, di imparare. Voglio cioè saperle ripetere ma anche saperne il significato.
Poi c'è il momento del saluto al maestro, con le solita grida intervallate da momenti di meditazione pura; e questo contrasto crea realmente un'atmosfera allucinante; il tutto, tra l'altro, è fatto in una posizione tipo yoga che io non riesco a tenere perchè mi fa un gran male ma questa è una parentesi.
Infine il momento della vestizione, quando i ragazzi si mettono l'armatura e diventano cattivissimi, e quella trasformazione mi affascina tantissimo. Io naturalmente non la faccio ancora perchè sono un principiante e mi alleno in tuta, non ho nemmeno il kimono (che tra l'atro non si chiama nemmeno kimono), e mi alleno a muovermi e tirar mazzate a un avversario immaginario. 

La cosa divertente di ieri è stata la fine della lezione quando, dopo un'ora e mezzo che io e gli altri principianti tiravamo mazzate al vento, il maestro F. ha fatto mettere in fila tutti i ragazzi in armatura che si stavano allenando tra loro e ci ha detto a noi principianti di corrergli incontro mettendo in pratica contro un avversario reale le mosse che avevamo imparato contro la nostra fantasia (anche se poi imparato è una parola grossa) ... i ragazzi stavano fermi incassando i colpi e io, invece di tirar fuori la mia energia come mi si diceva, avevo solo una gran paura di far male a questi ragazzi (e ragazze) e tiravo i miei colpi gran piano stando attento alla mira e per niente alla forza, e il momento più alto del mio kendo è stato quando i ragazzi stessi si sono accorti di questa mia paura e hanno cominciato a gridarmi di picchiare forte senza paura e allora ti trovi in tuta davanti a una fila di uomini e donne in armatura con la loro spada tra le mani in posizione di difesa e, in quel momento, sembrano realmente tutti feroci guerrieri, e non ragazzi e ragazze che fanno uno sport, e ti urlano in faccia il loro KIAI con tutto il fiato che hanno in gola e nel diaframma, e tu, che sei lì con tutta la stanchezza accumulata, con tutti muscoli tirati, il corpo affaticato e il cervello spappolato dal tanto pensare di muoversi con quelle posizioni tanto innaturali che ti han detto di assumere, e di tirare queste bastonate in questo modo tanto strano che ci devi pensare a ogni singola mossa che fai, e questi che continuano a gridare e a un certo punto cominci a gridare anche te, e piano piano ti rendi conto che invece non stai proprio pensando più a niente e che non sei più stanco perchè tutto questo KIAI di cui tanto tutti parlano sembra che alla fin fine ce l'hai anche te e ti esce dallo stomaco e c'hai addosso una grande energia e la metti nella shinai e tutto diventa più naturale senza che nemmeno te ne accorgi e mentre il cervello è infine completamente annebbiato dall'adrenalina, a un tratto, ti accorgi che finalmente stai facendo kendo.

cazzo, che trip ragazzi!

lunedì 8 ottobre 2012

mercoledì seconda lezione. da ora in avanti vado in bicicletta, non vista come mezzo di trasporto ma come parte dell'allenamento. Come un Samurai che a cavallo del suo destriero e con la katana al fianco, galoppa elegantemente attraverso le vallate giapponesi mentre petali di fiori di ciliegio danzano nel vento e il Fujiyama innevato fa da sfondo,
allo stesso modo io attraverso le strade del centro in bicicletta con la spada di bambù sulle spalle districandomi goffamente nel traffico, mentre le polveri sottili sospinte dai gas di scarico delle auto galleggiano tra i palazzi grigi della città.
L'allenamento va bene, sono già un pelo più sciolto dell'altra volta tanto da ricevere un complimentino di incoraggiamento. All'inizio sono seguito dal figlio del maestro che si sta occupando degli anziani e poi, in un secondo momento mi segue un altro ragazzo che tenta di spiegarmi il Kiai con DragonBall........ <hai presente quando fa l'onda energetica.....?> ....... Ok ...... molto meno affascinante dei discorsi filosofici di D. dell'altra volta, mi vien da ridere, ma almeno mi rendo conto di trovarmi in un ambiente rilassato e tranquillo, dove si può scherzare e dove tutti sono simpatici e disponibili. 
Wikipedia invece, il KIAI, lo spiega così:
Il Kiai (気合, 気合い, kor. 기합) nelle arti marziali è il grido che accompagna i momenti "topici" di un kata (forma) o di un kumite (combattimento), in cui si dirige la massima energia vitale per intimorire e sopraffare l'avversario. Essa è un'espressione di senso compiuto: Ki (気) sta per energia vitale e ai (合, 合い) può essere tradotto come unione. L'individuo unisce la propria energia vitale e quella della natura attraverso l'espirazione provocata dalla forte contrazione addominale. La tradizione orientale fa risiedere la vitalità fisica nell'addome (tanden) e ritiene che degli appropriati esercizi respiratori possano incrementarla. È il diaframma che consente una respirazione profonda e ampia, mentre il movimento dei soli muscoli costali induce una respirazione superficiale e di difficile controllo. Il tempo dell'espirazione corretta (ventrale), determinata dalla decisa contrazione dei muscoli addominali corrisponde, quindi, al momento di massima espressione di forza. L'altra componente del Kiai è psicologica. Il grido è intimamente connesso alle emozioni individuali, quando le nostre normali risorse non possono assicurarci la sopravvivenza, la forza e la volontà che necessitano emergono solo con l'esasperazione delle emozioni. La possibilità di ampliare le capacità in condizioni estreme ha permesso agli antichi guerrieri di codificare il grido, che divenne il kiai. Si osserva un diverso momento di espressione del kiai nelle diverse arti marziali, per esempio nel kendo il kiai avviene prima e non all'atto finale, questo perché l'uso di un'arma, la katana in questo caso, implica di per sé un risultato devastante che invece, a mani nude, può essere conseguito solo con il ricorso all'esasperazione fisica. Nel kendo, non dovendosi incrementare l'aspetto fisico, viene dato grande risalto alla volontà risolutiva che induce l'azione.

giovedì 4 ottobre 2012

lunedì ho fatto la mia prima lezione. sapevo di essere scoordinato ma non immaginavo fino a questo punto. non riuscivo a mettere insieme un semplice movimento delle braccia con un semplice movimento delle gambe. il maestro che mi seguiva, tale D., diceva che era abbastanza normale, dato che sono movimenti, per quanto semplici, abbastanza innaturali. Scopo dell'esercizio sarebbe proprio rendere naturali questi movimenti che tali non sono ma che sono in effetti alla base del kendo. Tornerò a parlarne, per il momento mi limito ad annotare la mia disastrosa performance. Fortunatamente D. ha reso comunque interessante il tutto condendo le spiegazioni tecniche di aneddoti filosofici quali il kendo visto come un sentiero di arricchimento e accrescimento interiore; o la reverenza che esprime il maestro giapponese visualizzata come un'impenetrabile bolla di energia; o il rapporto con l'avversario visto non come un combattimento ma come una forma di comunicazione; o la storia del poliziotto di Kyoto che ha fatto kendo per più di 30 anni ed è arrivato a non aver più paura dei colpi di shinai solo quando è arrivato a diventare 8° dan arrivando così a trovare sè stesso; o ancora il sistema di conteggio punti nel kendo tradizionale che si differenzia dal kendo sportivo in quanto quest'ultimo conta punto ogni volta che la shinai tocca uno dei punti permessi -casco, guantoni e armatura- mentre nel kendo tradizionale, perchè sia punto, è necessario che il contatto avvenga tramite shinai, corpo e SPIRITO! ecc. ecc. e tutte queste sono esattamente il genere di cose che mi affascina tanto da mandarmi ai matti. Se non dovessi tornare per lo sport, tornerei per sentire altre di queste storie. Durante questa prima lezione devo inoltre annotare una cosa importantissima: il buon L., vecchio amico che pratica questa disciplina da 6 anni senza che io lo sapessi, mi ha dato le sue spade! Lui non le usa più perchè intanto è passato allo Iaido (di cui magari parlerò più avanti) e quindi usa un'altro tipo di spada (simile a una katana vera anche se senza filo e non in acciaio, per farla breve). Intanto grazie L.!

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  Ed ecco le 2 armi del kendo spiegate da wikipedia

SHINAI
Lo shinai (giapponese: 竹刀) è una spada usata per fare pratica con il kendo ed usata anche in altri tipi di arte marziale. Il termine shinai deriva da shinai-take (撓い竹) ossia "bambù flessibile" anche se i kanji usati per scriverlo sono quelli di "spada di bambù" (che eccezionalmente possono esser letti anche chikutō). Nel kendo lo shinai è usato durante l'allenamento e nel combattimento; in questo caso è possibile affrontare un avversario sia con un solo shinai (ittō) tenuto con entrambe la mani, sia con due shinai (nitō), in questo caso si usano shinai di lunghezza differente: uno corto chiamato shōtō ed uno lungo (ma comunque più corto di quello singolo) chiamato daitō. Nel kendo oltre allo shinai si usa anche una spada di legno chiamata bokken o bokutō riservata solo all'allenamento ed ai kata. Lo shinai è fatto di bambù e pelle, costituito da quattro stecche non necessariamente provenienti dalla medesima canna ma comunque da piante che abbiano i nodi alla medesima altezza fissate alle due estremità da una guaina (tsuka-gawa) che funge da impugnatura (tsuka) e da un cappuccio (saki-gawa) che funge da punta ; queste due parte sono unite e messe in tensione elastica da una corda (tsuru), solitamente di materiale sintetico, che ha anche la funzione di indicare il dorso della lama. A circa 30cm dalla punta (kensen) si trova un nodo (nakayui) fatto con una striscia di pelle che avvolge tre volte le stecche e lo tsuru e che indica la parte dello shinai preposta a colpire il bersaglio che in giapponese si chiama monouchi. Fanno parte dello shinai altri due elementi non visibili dall'esterno: un "tappino" di gomma (saki-gomu) posto sulla punta e che distanzia le stecche ed una quadratino di metallo (chigiri) che, incastrato in apposite fessure nelle stecche, le mantiene ben unite. Un ulteriore elemento "esterno" allo shinai è l'elsa (tsuba): un anello di plastica o di cuoio che viene infilato nella tsuka e bloccato con un ulteriore anello di gomma o pelle (tsuba-dome). Oltre allo shinai con stecche di bambù vengono fabbricati altri modelli in fibra di carbonio o altri materiali simili.



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BOKKEN

Bokken (木剣, bok(u), "legno", e ken, "lama") è una riproduzione essenziale della spada giapponese di legno utilizzata nell'allenamento per la spada giapponese. Da non confondere con bokutō, che ha significato simile ma più precisamente indica la spada di legno. Ciò che distingue il termine corretto è l'utilizzo nel bokutō di particolari propri della spada, come la Tsuba e l'Habaki o la Saya (fodero o guaina), che nel bokken non ci sono. Il bokutō è infatti la riproduzione in legno della katana giapponese e ne conserva la forma, la bilanciatura e, nel caso di alcune scuole, anche il peso. Viene utilizzato nel kendo come spada per l'esecuzione dei dieci kata. Ogni scuola antica ha elaborato nel tempo una forma peculiare di bokken o bokutō adattata al proprio stile.

lunedì 1 ottobre 2012

e così mercoledì scorso vado a vedere una lezione nell'unico dojo di kendo della mia città. Fatalità proprio quel giorno lì c'è un anziano maestro giapponese (sensei?) super acclamato e rispettato nell'ambiente, ed è un evento eccezionale e quindi decido di non farmi oggi la mia lezione di prova per una sorta di questione di rispetto verso gli altri. perciò sono solo andato a vedere.
ma che esperienza allucinante! non pensavo fosse così forte anche solo da vedere! 'sto silenzio allucinante mentre tutti sono inginocchiati, che pare che meditano, tutti 'sti gesti eleganti così anacronistici... ma soprattutto 'sto silenzio sacro che in una palestra non s'era mai visto, e poi 'sto tipo che tutt'a un tratto urla un qualcosa in giapponese e che mi fa prendere un colpo, e tutti che rispondono urlando di più, e io mi prendo un altro colpo, e poi 'ste armature nere che quando se le mettono sembrano tutti Signori Oscuri dei Sith che gli manca solo la spada laser rossa al posto di quella in bambù -che conciate in quel modo facevan paura pure le ragazzine- già perchè c'è gente di tutte i tipi e di tutte le età, sia maschi che femmine- e alla fine ...alla fine... che non ci potevo credere... tutte 'ste mazzate che si tirano gridando come diavoli invasati!... delle "regole" non c'ho capito un granché (nonostante tutti gli sforzi a spiegarmele di P., un ragazzo del corso che era arrivato in ritardo e che perciò non si è cambiato per rispetto al maestro giapponese) ma pur non avendoci capito granché, tutti questi atleti (kendoka?) mi hanno trasmesso una grande energia e un gran divertimento... anche un po' di paura per la verità, ma + che altro sono gasato.
e così 'stasera ho la mia prima lezione.
33 anni, una famiglia bellissima, un lavoro d'ufficio e un mutuo da pagare, le solite cose. mai fatto sport seriamente in vita mia, e meno che mai con costanza e continuità. Tanta poltrona invece, con birra e tv.

ma ora... voglio fare il SAMURAI.

un periodo di stress, una scelta sbagliata, un senso di colpa o di insoddisfazione: ipocondria, mai successo prima in vita mia.
Terminato il periodo, sto di nuovo bene, ma sento di dover ripristinare l'ordine cosmico: voglio fare 2 cose:
una cosa per me (qualcosa che mi faccia bene ma che al tempo stesso sia una sentiero che mi faccia crescere e arricchire),
e una cosa universalmente buona.

quanto alla cosa per me, avevo pensato inizialmente allo yoga, del resto avevo più o meno da sempre la curiosità di provare questa cosa del nirvana raggiunto tramite la respirazione. Sembrava qualcosa di cui potesse beneficiare il mio spirito. Tuttavia mi sembrava incompleto... ho pensato a uno sport, uno sport qualsiasi, perchè potesse beneficiarne il mio corpo... ma era ancora troppo poco: ci voleva un sentiero che potesse arricchire corpo e spirito insieme. E allora ecco l'arte marziale vista come uno sport quindi come un qualcosa che possa portare a fisico e mente i benefici che porta qualunque sport. Ma al tempo stesso l'arte marziale vista come un sentiero spirituale, tutte quelle menate sull'energia dell'universo che canalizzate in una disciplina finiscono per renderti una persona migliore. Mi piace crederci.
Restava da scegliere QUALE arte marziale. Ed è stato più difficile... judo e karate le ho scartate perchè mi sembravano troppo ovvie, troppo classiche, troppo inflazionate. Ho pensato all'aikido o al kung fu (o per meglio dire: wushu)... mi piaceva l'utilizzo di armi tra le altre cose. ma sempre armi non fini a se stesse, piuttosto una proiezione su cui concentrarsi, attraverso cui anche meditare in un certo modo. più di tutte mi piaceva il bastone lungo o corto, il bo e il jo della tradizione giapponese o il gun e il bang di quella cinese, mi faceva pensare alla spada laser a doppia lama di darth maul, ma le scuole dedicate nella mia città davano lezioni in momenti che non mi erano congeniali. e allora ho continuato a interrogare l'oracolo di google finchè mi ha restituito come unico risultato adatto un corso di kendo nei giorni e negli orari che erano perfetti per me. e lo so che può sembrare banale, dopo cotante profonde premesse, scegliere infine il tuo sentiero basandosi sulle ore libere della settimana. Ma non è così. No, perchè in realtà il significato che ci leggo io è un altro. A mio modo di vedere, in pratica, non sono io ad aver scelto il kendo ma è il kendo che ha scelto me. Già, proprio così, il kendo, il sentiero (do) della spada (ken), che prima di google non sapevo nemmeno che cazzo fosse e un attimo dopo era la mia RISPOSTA.
L'incredibile fascino della spada, che più di qualunque altra arma, rappresenta l'emblema dell'anima del guerriero. l'immaginazione che galoppa e vede quella nobile arma in mano al più misterioso dei guerrieri: il samurai! Il guerriero infallibile e spirituale, riflessivo e audace, profondo e possente; un jedi e la sua spada laser! sì, perchè poi una spada somiglia a una spada laser più di quanto un bastone somigli a una spada laser a doppia lama... deciso! sarei stato un jedi! No, anzi, sarei stato un samurai!

Quanto alla cosa universalmente buona, non è stato facile. Non mi veniva in mente niente che potesse essere buono a livello "universale" finchè non ci ho sbattuto il naso contro. In casa di un amico vedo appesa a un muro una medaglia d'oro dell'avis.
-cos'è?- chiedo al mio amico
-te la danno alla 50ma donazione- dice lui
non lo sapevo che donavi il sangue, dico io, e poi attacco a fare domande e lui finisce per raccontare di quella volta che sua madre ha avuto quel problema che insomma stava morendo e gli hanno dovuto fare una trasfusione d'urgenza che gli ha salvato la vita.
-e quel sangue- dice lui -quella sacca che gli hanno dato... era mia. Era il mio sangue-
-come cazzo fai a sapere che era proprio il tuo?-
-Era il mio sangue- dice lui mentre gli occhi guardano verso un punto vuoto del muro come a voler dire "certo che non era proprio il mio, ma che importa?, in un certo senso, simbolicamente se vuoi, era mio, o era anche mio" 
-ho salvato la vita a mia madre- dice ancora mentre gli occhi questa volta gli diventano lucidi -e ad altre 49 mamme per quanto ne so-
Ho cambiato discorso perchè non mi piace vedere le lacrime di un uomo adulto e ho capito 2 cose:
1. quel ragazzo si era guadagnato il paradiso
2. quella era la mia cosa universalmente buona.


Così, se è vero che la spada è l'anima di un samurai, allora io sarò non un samurai che versa il sangue dei suoi nemici con la sua spada, ma un samurai che dona il proprio sangue per salvare la sua anima.