tra lunedì e mercoledì ho fatto altre 2 lezioni.
Sto imparando tante cose tutte insieme tra posizioni di attacco, di movimento e parole in giapponese, tanto che mi si è fatta una gran confusione in testa.
Una delle cose affascinanti del kendo è tutto ciò che sta intorno al kendo, tutto l'aspetto rituale del prima e del dopo, codificato in gesti e parole sempre identici, per esempio quando entri nel dojo fai un saluto, un piccolo inchino, al dojo stesso (è una cazzo di palestra ma noi la chiamiamo dojo), poi c'è il riscaldamento che è una corsa in cui ciascuno canta (o grida) una specie di inno di incoraggiamento, per darci forza, qualcosa tipo All Blacks prima delle partite, ma in giapponese, e tutti rispondono in coro. Io ho imparato il coro ma non ancora i versi quindi non ho ancora il mio momento di gloria in quella che noi principianti chiamiamo la sigla iniziale stando bene attenti a non farci sentire dal maestro, ma già gridare la risposta mi piace molto.
Segue una sorta di stretching anch'esso ritmato da urla giapponesi che mi sono ripromesso, col tempo, di imparare. Voglio cioè saperle ripetere ma anche saperne il significato.
Poi c'è il momento del saluto al maestro, con le solita grida intervallate da momenti di meditazione pura; e questo contrasto crea realmente un'atmosfera allucinante; il tutto, tra l'altro, è fatto in una posizione tipo yoga che io non riesco a tenere perchè mi fa un gran male ma questa è una parentesi.
Infine il momento della vestizione, quando i ragazzi si mettono l'armatura e diventano cattivissimi, e quella trasformazione mi affascina tantissimo. Io naturalmente non la faccio ancora perchè sono un principiante e mi alleno in tuta, non ho nemmeno il kimono (che tra l'atro non si chiama nemmeno kimono), e mi alleno a muovermi e tirar mazzate a un avversario immaginario.
La cosa divertente di ieri è stata la fine della lezione quando, dopo un'ora e mezzo che io e gli altri principianti tiravamo mazzate al vento, il maestro F. ha fatto mettere in fila tutti i ragazzi in armatura che si stavano allenando tra loro e ci ha detto a noi principianti di corrergli incontro mettendo in pratica contro un avversario reale le mosse che avevamo imparato contro la nostra fantasia (anche se poi imparato è una parola grossa) ... i ragazzi stavano fermi incassando i colpi e io, invece di tirar fuori la mia energia come mi si diceva, avevo solo una gran paura di far male a questi ragazzi (e ragazze) e tiravo i miei colpi gran piano stando attento alla mira e per niente alla forza, e il momento più alto del mio kendo è stato quando i ragazzi stessi si sono accorti di questa mia paura e hanno cominciato a gridarmi di picchiare forte senza paura e allora ti trovi in tuta davanti a una fila di uomini e donne in armatura con la loro spada tra le mani in posizione di difesa e, in quel momento, sembrano realmente tutti feroci guerrieri, e non ragazzi e ragazze che fanno uno sport, e ti urlano in faccia il loro KIAI con tutto il fiato che hanno in gola e nel diaframma, e tu, che sei lì con tutta la stanchezza accumulata, con tutti muscoli tirati, il corpo affaticato e il cervello spappolato dal tanto pensare di muoversi con quelle posizioni tanto innaturali che ti han detto di assumere, e di tirare queste bastonate in questo modo tanto strano che ci devi pensare a ogni singola mossa che fai, e questi che continuano a gridare e a un certo punto cominci a gridare anche te, e piano piano ti rendi conto che invece non stai proprio pensando più a niente e che non sei più stanco perchè tutto questo KIAI di cui tanto tutti parlano sembra che alla fin fine ce l'hai anche te e ti esce dallo stomaco e c'hai addosso una grande energia e la metti nella shinai e tutto diventa più naturale senza che nemmeno te ne accorgi e mentre il cervello è infine completamente annebbiato dall'adrenalina, a un tratto, ti accorgi che finalmente stai facendo kendo.
cazzo, che trip ragazzi!
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