mercoledì 24 ottobre 2012

non appena il mio meraviglioso cucciolo di uomo si addormenta, me ne vado sul balcone e, sotto il pallido chiarore di questa mezza luna autunnale, comincio a dedicarmi alla manutenzione della mia vecchia spada sacra secondo le modalità che mi erano state indicate il giorno prima. mi metto in posizione inginocchiata, quella (di cui ora mi sfugge il nome) che usiamo al corso durante il saluto, all'inizio e alla fine dell'allenamento, quella scomodissima che io non riesco a tenere e che mi costringe a muovermi, a bestemmiare e a fare casino mentre gli altri meditano (o stanno solo zitti e immobili) durante uno dei momenti più rituali e sacri dell'allenamento stesso... così questa sessione di manutenzione della spada mi aiuterà anche ad allenarmi in questa cosa.

L'operazione consiste prima di tutto nel levigare le 4 asticelle dello shinai con carta vetrata in modo da eliminare le scheggiature che si andavano creando per l'usura e la vecchiaia. Non ho problemi nel farlo, in effetti la cosa è pressoché a prova di scemo, anche se rischio quasi di andare a grattare sul filo facendolo saltare (e pensare che mi aveva anche avvertito!); il filo nello shinai, oltre ad avere la funzione di aiutare a tenere insieme i pezzi della spada, ha anche la funzione di indicare il dorso della spada: quando pratichi devi sempre vedere il filo, sempre tenerlo verso l'alto perchè significa che la lama è dalla parte opposta, verso il basso quindi, cioè dove deve stare per tagliare; se colpissi l'avversario tenendo la spada in una posizione diversa da così, col filo di lato o col filo al contrario, non sarebbe un colpo valido ai fini del punteggio.

Non conosco il concetto della meditazione oltre a una definizione teorica, ma in questo momento sfioro degli istanti in cui quasi mi astraggo dalla realtà, talmente sono concentrato in questa banale operazione, talmente sono concentrato su un mondo fatto di una spada in bambù e una timida luce lunare. Mi sento un vero samurai in ginocchio di fronte alla sua anima. E credo che la meditazione possa vagamente assomigliare a una sensazione del genere.

La seconda parte dell'operazione, altrettanto facile in linea teorica, mi presenta all'atto pratico delle difficoltà che non avevo considerato. Mi era stato detto di passare della cera sulla spada per ammorbidirla. Io prendo una candela che mia moglie mi ha dato il permesso di usare, era un soprammobile che ci eravamo portati a casa dalla festa del Señor de Los Milagros di 2 anni fa. Il Señor de Los Milagros è una festa peruviana che a grandi linee festeggia il giorno in cui Dio ha fermato un terremoto che stava devastando Lima, e la prova sarebbe il fatto che mentre la città cadeva a pezzi, il dipinto di Gesù in una chiesa veniva risparmiato, perciò quello stesso dipinto è diventato un simbolo che i peruviani venerano e ringraziano. Noi, in famiglia, lo festeggiamo perchè mia moglie è peruviana. Il colore della festa è il viola e quindi questa candela che ho in mano è viola. L'accendo e la cera comincia pian piano a sciogliersi ma non scivola giù dalla spada come mi aspettavo, piuttosto si ferma  e si solidifica quasi subito formando sul bambù i tipici rigoli di cera di una candela usata sicchè la mia spada assume a tratti le sembianze di una candela gigante e a tratti le sembianze, per via del suo colore sempre più viola brillante, della spada laser viola di Mace Windu... 

Questi pensieri mi fanno uscire improvvisamente dal mio stato di "trance" di poco fa, facendomi sentire un gran pasticcione più che un nobile samurai. Cerco di pulire la spada con la fiamma della candela e un bel po' di scottex salvando il salvabile e poi me ne vado a letto mentre la mia cara mogliettina mi dice che l'unica cosa che ho io del samurai è la pelata.  

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