ho dovuto fare un passetto indietro, uno sforzo di umiltà, poichè mi è
stato detto che durante jijeiko, cercavo troppo il combattimento, lo
scontro, mentre in questa fase dovrei piuttosto cercare di sfruttare
questo momento per ripassare le tecniche.
Intanto l'ultima volta
ho provato un'altra novità: lo shiai: Ne avevo già parlato nel post
dello scorso 16 gennaio quando ero andato a vedere le qulificazioni dei
campionati ma non l'avevamo mai fatto.
In pratica a gruppetti di
3, a rotazione, due si affrontavano e uno faceva l'arbitro segnalando
quando uno dei 2 faceva ippòn, cioè punto valido. Quello che aveva fatto
ippon, rimaneva in gara e l'altro usciva per sostituire l'arbitro che
entrava a combattere. E via di seguito.
L'esercizio era + che altro per chi faceva l'arbitro. Era imparare a vedere l'ippòn.
E' stato molto divertente!
umile, anonimo e non più giovane, aspirante SAMURAI racconta il suo KENDO passo dopo passo
giovedì 28 marzo 2013
martedì 5 marzo 2013
APPROFONDIMENTO
Dai documenti ufficiali Zen Nippon Kendo Renmei (ZNKR)/All Japan Kendo Federation (AJKF)
Gli elementi del concetto
1. Ningen‐keisei è la ricerca della perfezione di mente e di corpo come essere umano (ningen tossite shinshin‐no kansei‐wo mezasu itonami/the pursuit of the perfection of mind and body as a human being). Divenire un essere umano eccellente attraverso il Kendô (kendô‐wo toshite rippa‐na ningen‐ni naru‐to iu‐koto/becoming an excellent human being through kendô) è la meta ultima (kyûkyokuteki‐na mokuteki/the ultimate goal) del Kendô.
2. Shugyô è l’addestramento nei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese. Il processo di rigoroso addestramento e di affinamento della mente e del corpo (shinshin‐wo kibishiiku kitae migaku koto/the process of rigourously training and polishing one’s mind and body) richiede la continuità della pratica (keiko‐wo tsuzukeru/continuing practice), è legato al modo di vita (shugyô‐no katei‐wa sonomama‐no sono hito‐no ikikata‐ni tsunagaru/the process of training is connected to one’s way of life) ed alla creazione di un nuovo sè (arata‐na jibun‐wo tsukuri‐ageru/the creation of a new self) ed in esso un elemento importante (jûyô‐na yôso/an important element) è rappresentato
dall’unificazione del modo di vita con l’arte praticata (gei‐to ikikata‐towo ittaika‐saseru/unification of the art and one’s way of life).
3. Ri‐hô sono i principi dell’arte del maneggio della spada giapponese (ken‐no ri‐hô/the principles of the Katana=ken‐no waza‐no kiso/the guiding principles underlying the art of the sword). Allo scopo di rendere perfetta la spada‐che‐non‐recede (atomodori dekinai hitofuri‐wo kansei‐saseru tameni/to perfect such a no‐going‐backswing) (q) essi indicano il modo in cui sforzarsi di realizzare (jikkôsuru koto‐wo motometa hôhô/the way to strive to perform) il corretto movimento d’attacco (seikaku‐na datotsu‐gijutsu/the proper striking techniques): armonicamente (enkatsu‐ni/smoothly) e con la corretta attitudine mentale (tadashii kokoro/the proper mental attitude), la corretta postura (tekisei‐ na shisei/the proper posture) e con pienezza di spirito (jûjitsu‐shita kisei/full spirit).
4. Waza è l’arte del maneggio della spada giapponese (Nihon‐no kenjutsu‐no waza/the art of Japanese swordmanship): un movimento d’attacco (datotsu dôsa/a striking movement) dotato di forma tipica (ittei‐no kata/standard form) in cui si manifesta una capacità motoria (undô gijutsu/a motor skill) acquisita attraverso un lungo e duro addestramento (nagai shûren/long, hard training) (r).
E’ la forma in cui istantaneamente devono esprimersi Shin, Ki, Ryoku allorchè è intuitivamente percepito uno stimolo proveniente dall’Opponente (‘shin’ to ‘ki’ to ‘ryoku’ no mittsu‐ga aite‐karano shigeki‐ni‐taishite chokkanteki‐ni kanchi sareta mono‐ga shunji‐ni waza‐toshite hyôgen sarenakereba naranai/when one intuitively perceives a stimulus from the opponent, all three of these elements (Shin, Ki, Ryoku) must be expressed instantaneously in the form of a waza) (s).
Le forme dell’addestramento (Shugyô) e l’ordinamento in ranghi (Dan‐to‐kyû)
5. Keiko è la pratica (renshû/practice) dell’arte del maneggio della spada giapponese. Keiko non indica semplicemente la pratica nel suo ripetersi (kurikaeshi/the repeating of practice), il suo significato include l’importanza dell’attitudine nei confronti dell’arte praticata (gei‐ni taisuru kokorogamae‐no taisetsusa‐wo fukunde iru/its meaning includes the importance of one’s attitude toward the art being practiced). Keiko inizia e finisce con Rei‐hô (Sa‐za‐uki, Sei‐za, Moku‐sô, Za‐rei, Ritsu‐rei, Son‐kyo), presuppone Kihon‐dôsa (gli elementi fondamentali necessari per padroneggiare le tecniche di base e per fronteggiare l’Ai‐te (l’Opponente): 1. Shisei; 2. Kamae e Metsuke; 3. Kamae‐kata
ed Osame‐kata; 4. Ashi‐sabaki; 5. Suburi; 6. Kake‐goe; 7. Ma‐ai; 8. Kihon‐no‐uchi‐kata, ‐tsuki‐kata, ‐ uke‐kata; 9. Kiri‐kaeshi; 10. Tai‐atari; 11. Tsuba‐zeriai; 12. Zan‐shin) e comprende Kata‐geiko e Keiko‐hô.
6. Kata‐geiko è la pratica della sola forma (the practice of form only): l’insegnamento e
l’apprendimento di Waza da parte di Uchidachi e Shidachi. Lo scopo di una ripetuta pratica di Kata è di apprendere, con il corpo, i vari Waza che sono incorporati nel Kata ma anche di apprendere e comprendere il significato spirituale (seishin‐sei/spiritual meaning) di ciascun Waza. Kata è la forma‐ modello (kihan tonaru/a model form) che esprime concretamente gli stati mentali ideali, le tecniche ideali e la corporeità ideale che sono acquisiti attraverso la pratica. Kata‐geiko segue di norma Nippon Kendo Kata (t). In Kata‐geiko Uchidachi è la persona che svolge la funzione di insegnare Waza (waza‐
wo oshieru tachiba‐no hito/the person … in the position where he/she teaches the waza); in Nippon Kendo Kata è la persona che inizia l’azione allo scopo di insegnare a Shidachi i principi di Waza (saki‐ni dôsa‐wo shikakete shidachi‐ni waza‐no riai‐wo oshieru tachiba‐no hito/the person … in the position where he/she initiates the move in order to teach … shidachi the principles of the waza).
7. Keiko‐hô è il metodo di apprendimento, fondato sulla presenza di Motodachi, del modo di esecuzione (gijutsu‐wo shûtoku‐suru tame‐no hôhô/a method to acquire ski l l s ) di Waza. Consiste nel colpire con lo Shinai un bersaglio, posto sulla persona di Motodachi, protetto dal Kendô‐gu (kendô‐gu‐wo chakuyô shiteiru bui‐eno uchikomi/striking a target protected by kendô‐gu).
Attualmente include: 1) Kihon‐geiko (Kiri‐kaeshi, Yakusoku‐geiko, Uchikomi‐geiko, Kakari‐geiko), 2) Gokaku‐geiko (Ji‐geiko), 3) Hikitate‐geiko, 4) Shiai‐geiko, 5) Keiko di altro tipo come Hitori‐geiko e Mitori‐geiko, 6) Tokubetsu‐geiko (Kan‐geiko, Shochû‐geiko, De‐geiko, Gasshuku‐geiko). In Kihon‐geiko, Kakari‐geiko, Ji‐geiko Moto‐dachi è la persona che assume il ruolo dell’istruttore nei confronti della persona che sta venendo addestrata (kihon‐geiko, kakari,‐geiko, ji‐geiko nado‐wo okonau mono‐ni taishite shidô‐teki tachiba‐de keiko suru hito/the one who takes the role of the instructor for the trainee practicing kihon‐geiko, kakari‐geiko, ji‐geiko), ricevendo su di sè il suo attacco.
8. Shi‐ai è la competizione tra due contendenti per Yûkô Datotsu (shôhai‐wo kisou koto/a match=a contest conducted by two contestants for Yûkô Datotsu) (u). Shin‐pan è la decisione sull’esito di Shi‐ai (shiai‐ni okeru shôhai‐no kettei/the act of judging the outcome of a match) risultante dall’applicazione di Shinpan‐hô (senshu‐ga ken‐no ri‐hô‐wo mattô‐shitsutsu shiai‐wo tenkai‐shiteiru kawo hantei‐suru tameno shinpanno shikata/the way in which the referees judge whether the players follow ken‐no‐ri‐hô): il metodo di attestazione della realizzazione dei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese (Ri‐hô) in Shi‐ai.
9. Shin‐sa è l’attestazione del livello raggiunto nell’addestramento nei principi dell’arte del
maneggio della spada giapponese (Dan‐to‐kyû): l’esame, la decisione se promuovere o meno il
Candidato ad un rango più elevato (shirabete. gôkaku, tôkyû nado‐wo kimeru‐koto/
examining someone and determinino his/her level or whether to pass or fail him/her). Shin‐sa presuppone e realizza Dan‐to‐kyû, il sistema che indica i livelli di comprensione del Kendô e di abilità raggiunta (kendô‐eno rikaido‐no meyasu. ginô‐no teido‐wo shimesu seido/the system indicating the level of one’s understanding of kendô and the level of one’s skill): l’ordinamento in ranghi che determina l’assetto delle istituzioni del Kendô.
La realizzazione dei principi (Ri‐hô) ed il metodo della sua attestazione in Shi‐ai (Shinpan‐hô)
10. Ippon è la realizzazione dei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese. Ippon è l’esecuzione di Waza che raggiunge il proprio scopo (kendô‐ni oite migoto‐ni waza‐ga kimaru koto/the act of successfully scoring a waza in kendô): il colpo valido eseguito con Ki‐ken‐tai‐itchi (ki‐ken‐tai‐itchi‐shita yûkô datotsu/the act of striking with ki‐ken‐tai‐itchi). Waza è eseguito con Ki‐ken‐tai‐itchi quando Ki (lo spirito), ken (il maneggio dello Shinai) e tai (i movimenti del corpo e la postura) si accordano ed agiscono insieme con la corretta tempestività, creando le condizioni per un colpo valido. L’esecuzione di Waza con Ki‐ken‐tai‐itchi attesta la presenza di Ri‐ai (the condition in which the waza … (is) rational and purposeful, and the techniques make sense technically). Ippon pienamente espresso manifesta Sae (the skillfullness of a waza, or the sharpness of its function or feeling).
11. Yûkô Datotsu è la realizzazione dei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese prevista da Shinpan‐hô per Shi‐ai. Yûkô Datotsu (v) è l’esecuzione di un colpo valido (kôryoku‐wo yûsuru datotsu/making a valid strike), il colpo che è Ippon (ippon‐tonaru datotsu/a valid strike considered Ippon): Waza eseguito nella sua completezza. Waza è eseguito nella sua completezza (waza is complete) quando sono esibite pienezza di spirito (jûjitsu‐shita kisei/fullness of spirit) e postura appropriata (tekiseina shisei/appropiate posture) ed il Datotsu‐bui dell’opponente è colpito con la
parte di Shinai a ciò deputata (Datotsu‐bu) usando il corretto Ha‐suji (shinai‐no datotsubu‐de datotsubui‐wo ha‐suji tadashiiku datotsu‐shi/striking a datotsu‐bui (string zone) of the opponent with the striking region of one’s own shinai while using correct ha‐suji) (w) ed esprimendo Zan‐shin (zanshin arumono‐wo iu/expressing zanshin)
(testo tratto dallo Statuto della Confederazione Italiana Kendo C.I.K.)
o anche
La Z.N.K.R.
(Federazione Giapponese Kendo ndr) nel 1976 mise per iscritto "IL
CONCETTO DEL KENDO E LO SCOPO DELLA PRATICA DEL KENDO", reperibile anche
nei testi di "Kendo foundamentals" pubblicati dalla stessa nel 1994,
sintetizzando dei principi validi per tutti, che permettessero a coloro
che desiderassero praticare il Kendo, di comprenderlo e di crescere
attraverso esso.
IL CONCETTO DEL KENDO
Il concetto del Kendo è disciplinare il carattere umano attraverso l'applicazione dei principi della Katana (spada).
LO SCOPO DELLA PRATICA DEL KENDO
Lo scopo della pratica del Kendo è:
- forgiare la mente ed il corpo,
- coltivare uno spirito vigoroso,
ed attraverso una corretta e rigorosa pratica:
- impegnarsi a fondo per migliorare nell'arte del Kendo,
- avere grande stima della cortesia umana ed dell'onore,
- associarsi agli altri con sincerità,
- ed aspirare sempre a conoscere ed a migliorare se stessi.
Questo farà sì che ciascuno di noi sarà in grado di:
- amare il proprio paese e la società,
- contribuire allo sviluppo della cultura,
- promuovere pace e prosperità tra tutti i popoli.
IL CONCETTO DEL KENDO
Il concetto del Kendo è disciplinare il carattere umano attraverso l'applicazione dei principi della Katana (spada).
---------------------- --- ---------------------- --- ---------------------- --- ----------------
I principi del Kendô
Dai documenti ufficiali Zen Nippon Kendo Renmei (ZNKR)/All Japan Kendo Federation (AJKF)
Il concetto di Kendô:
Kendô è un modo di vita (ikikata)
qualificato dalla ricerca della perfezione come essere
umano (ningen‐keisei) attraverso l’addestramento (shugyô) nei principi
(ri‐hô) dell’arte del maneggio della spada giapponese (Nihon‐no
kenjutsu‐no waza).
1. Ningen‐keisei è la ricerca della perfezione di mente e di corpo come essere umano (ningen tossite shinshin‐no kansei‐wo mezasu itonami/the pursuit of the perfection of mind and body as a human being). Divenire un essere umano eccellente attraverso il Kendô (kendô‐wo toshite rippa‐na ningen‐ni naru‐to iu‐koto/becoming an excellent human being through kendô) è la meta ultima (kyûkyokuteki‐na mokuteki/the ultimate goal) del Kendô.
2. Shugyô è l’addestramento nei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese. Il processo di rigoroso addestramento e di affinamento della mente e del corpo (shinshin‐wo kibishiiku kitae migaku koto/the process of rigourously training and polishing one’s mind and body) richiede la continuità della pratica (keiko‐wo tsuzukeru/continuing practice), è legato al modo di vita (shugyô‐no katei‐wa sonomama‐no sono hito‐no ikikata‐ni tsunagaru/the process of training is connected to one’s way of life) ed alla creazione di un nuovo sè (arata‐na jibun‐wo tsukuri‐ageru/the creation of a new self) ed in esso un elemento importante (jûyô‐na yôso/an important element) è rappresentato
dall’unificazione del modo di vita con l’arte praticata (gei‐to ikikata‐towo ittaika‐saseru/unification of the art and one’s way of life).
3. Ri‐hô sono i principi dell’arte del maneggio della spada giapponese (ken‐no ri‐hô/the principles of the Katana=ken‐no waza‐no kiso/the guiding principles underlying the art of the sword). Allo scopo di rendere perfetta la spada‐che‐non‐recede (atomodori dekinai hitofuri‐wo kansei‐saseru tameni/to perfect such a no‐going‐backswing) (q) essi indicano il modo in cui sforzarsi di realizzare (jikkôsuru koto‐wo motometa hôhô/the way to strive to perform) il corretto movimento d’attacco (seikaku‐na datotsu‐gijutsu/the proper striking techniques): armonicamente (enkatsu‐ni/smoothly) e con la corretta attitudine mentale (tadashii kokoro/the proper mental attitude), la corretta postura (tekisei‐ na shisei/the proper posture) e con pienezza di spirito (jûjitsu‐shita kisei/full spirit).
4. Waza è l’arte del maneggio della spada giapponese (Nihon‐no kenjutsu‐no waza/the art of Japanese swordmanship): un movimento d’attacco (datotsu dôsa/a striking movement) dotato di forma tipica (ittei‐no kata/standard form) in cui si manifesta una capacità motoria (undô gijutsu/a motor skill) acquisita attraverso un lungo e duro addestramento (nagai shûren/long, hard training) (r).
E’ la forma in cui istantaneamente devono esprimersi Shin, Ki, Ryoku allorchè è intuitivamente percepito uno stimolo proveniente dall’Opponente (‘shin’ to ‘ki’ to ‘ryoku’ no mittsu‐ga aite‐karano shigeki‐ni‐taishite chokkanteki‐ni kanchi sareta mono‐ga shunji‐ni waza‐toshite hyôgen sarenakereba naranai/when one intuitively perceives a stimulus from the opponent, all three of these elements (Shin, Ki, Ryoku) must be expressed instantaneously in the form of a waza) (s).
Le forme dell’addestramento (Shugyô) e l’ordinamento in ranghi (Dan‐to‐kyû)
5. Keiko è la pratica (renshû/practice) dell’arte del maneggio della spada giapponese. Keiko non indica semplicemente la pratica nel suo ripetersi (kurikaeshi/the repeating of practice), il suo significato include l’importanza dell’attitudine nei confronti dell’arte praticata (gei‐ni taisuru kokorogamae‐no taisetsusa‐wo fukunde iru/its meaning includes the importance of one’s attitude toward the art being practiced). Keiko inizia e finisce con Rei‐hô (Sa‐za‐uki, Sei‐za, Moku‐sô, Za‐rei, Ritsu‐rei, Son‐kyo), presuppone Kihon‐dôsa (gli elementi fondamentali necessari per padroneggiare le tecniche di base e per fronteggiare l’Ai‐te (l’Opponente): 1. Shisei; 2. Kamae e Metsuke; 3. Kamae‐kata
ed Osame‐kata; 4. Ashi‐sabaki; 5. Suburi; 6. Kake‐goe; 7. Ma‐ai; 8. Kihon‐no‐uchi‐kata, ‐tsuki‐kata, ‐ uke‐kata; 9. Kiri‐kaeshi; 10. Tai‐atari; 11. Tsuba‐zeriai; 12. Zan‐shin) e comprende Kata‐geiko e Keiko‐hô.
6. Kata‐geiko è la pratica della sola forma (the practice of form only): l’insegnamento e
l’apprendimento di Waza da parte di Uchidachi e Shidachi. Lo scopo di una ripetuta pratica di Kata è di apprendere, con il corpo, i vari Waza che sono incorporati nel Kata ma anche di apprendere e comprendere il significato spirituale (seishin‐sei/spiritual meaning) di ciascun Waza. Kata è la forma‐ modello (kihan tonaru/a model form) che esprime concretamente gli stati mentali ideali, le tecniche ideali e la corporeità ideale che sono acquisiti attraverso la pratica. Kata‐geiko segue di norma Nippon Kendo Kata (t). In Kata‐geiko Uchidachi è la persona che svolge la funzione di insegnare Waza (waza‐
wo oshieru tachiba‐no hito/the person … in the position where he/she teaches the waza); in Nippon Kendo Kata è la persona che inizia l’azione allo scopo di insegnare a Shidachi i principi di Waza (saki‐ni dôsa‐wo shikakete shidachi‐ni waza‐no riai‐wo oshieru tachiba‐no hito/the person … in the position where he/she initiates the move in order to teach … shidachi the principles of the waza).
7. Keiko‐hô è il metodo di apprendimento, fondato sulla presenza di Motodachi, del modo di esecuzione (gijutsu‐wo shûtoku‐suru tame‐no hôhô/a method to acquire ski l l s ) di Waza. Consiste nel colpire con lo Shinai un bersaglio, posto sulla persona di Motodachi, protetto dal Kendô‐gu (kendô‐gu‐wo chakuyô shiteiru bui‐eno uchikomi/striking a target protected by kendô‐gu).
Attualmente include: 1) Kihon‐geiko (Kiri‐kaeshi, Yakusoku‐geiko, Uchikomi‐geiko, Kakari‐geiko), 2) Gokaku‐geiko (Ji‐geiko), 3) Hikitate‐geiko, 4) Shiai‐geiko, 5) Keiko di altro tipo come Hitori‐geiko e Mitori‐geiko, 6) Tokubetsu‐geiko (Kan‐geiko, Shochû‐geiko, De‐geiko, Gasshuku‐geiko). In Kihon‐geiko, Kakari‐geiko, Ji‐geiko Moto‐dachi è la persona che assume il ruolo dell’istruttore nei confronti della persona che sta venendo addestrata (kihon‐geiko, kakari,‐geiko, ji‐geiko nado‐wo okonau mono‐ni taishite shidô‐teki tachiba‐de keiko suru hito/the one who takes the role of the instructor for the trainee practicing kihon‐geiko, kakari‐geiko, ji‐geiko), ricevendo su di sè il suo attacco.
8. Shi‐ai è la competizione tra due contendenti per Yûkô Datotsu (shôhai‐wo kisou koto/a match=a contest conducted by two contestants for Yûkô Datotsu) (u). Shin‐pan è la decisione sull’esito di Shi‐ai (shiai‐ni okeru shôhai‐no kettei/the act of judging the outcome of a match) risultante dall’applicazione di Shinpan‐hô (senshu‐ga ken‐no ri‐hô‐wo mattô‐shitsutsu shiai‐wo tenkai‐shiteiru kawo hantei‐suru tameno shinpanno shikata/the way in which the referees judge whether the players follow ken‐no‐ri‐hô): il metodo di attestazione della realizzazione dei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese (Ri‐hô) in Shi‐ai.
9. Shin‐sa è l’attestazione del livello raggiunto nell’addestramento nei principi dell’arte del
maneggio della spada giapponese (Dan‐to‐kyû): l’esame, la decisione se promuovere o meno il
Candidato ad un rango più elevato (shirabete. gôkaku, tôkyû nado‐wo kimeru‐koto/
examining someone and determinino his/her level or whether to pass or fail him/her). Shin‐sa presuppone e realizza Dan‐to‐kyû, il sistema che indica i livelli di comprensione del Kendô e di abilità raggiunta (kendô‐eno rikaido‐no meyasu. ginô‐no teido‐wo shimesu seido/the system indicating the level of one’s understanding of kendô and the level of one’s skill): l’ordinamento in ranghi che determina l’assetto delle istituzioni del Kendô.
La realizzazione dei principi (Ri‐hô) ed il metodo della sua attestazione in Shi‐ai (Shinpan‐hô)
10. Ippon è la realizzazione dei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese. Ippon è l’esecuzione di Waza che raggiunge il proprio scopo (kendô‐ni oite migoto‐ni waza‐ga kimaru koto/the act of successfully scoring a waza in kendô): il colpo valido eseguito con Ki‐ken‐tai‐itchi (ki‐ken‐tai‐itchi‐shita yûkô datotsu/the act of striking with ki‐ken‐tai‐itchi). Waza è eseguito con Ki‐ken‐tai‐itchi quando Ki (lo spirito), ken (il maneggio dello Shinai) e tai (i movimenti del corpo e la postura) si accordano ed agiscono insieme con la corretta tempestività, creando le condizioni per un colpo valido. L’esecuzione di Waza con Ki‐ken‐tai‐itchi attesta la presenza di Ri‐ai (the condition in which the waza … (is) rational and purposeful, and the techniques make sense technically). Ippon pienamente espresso manifesta Sae (the skillfullness of a waza, or the sharpness of its function or feeling).
11. Yûkô Datotsu è la realizzazione dei principi dell’arte del maneggio della spada giapponese prevista da Shinpan‐hô per Shi‐ai. Yûkô Datotsu (v) è l’esecuzione di un colpo valido (kôryoku‐wo yûsuru datotsu/making a valid strike), il colpo che è Ippon (ippon‐tonaru datotsu/a valid strike considered Ippon): Waza eseguito nella sua completezza. Waza è eseguito nella sua completezza (waza is complete) quando sono esibite pienezza di spirito (jûjitsu‐shita kisei/fullness of spirit) e postura appropriata (tekiseina shisei/appropiate posture) ed il Datotsu‐bui dell’opponente è colpito con la
parte di Shinai a ciò deputata (Datotsu‐bu) usando il corretto Ha‐suji (shinai‐no datotsubu‐de datotsubui‐wo ha‐suji tadashiiku datotsu‐shi/striking a datotsu‐bui (string zone) of the opponent with the striking region of one’s own shinai while using correct ha‐suji) (w) ed esprimendo Zan‐shin (zanshin arumono‐wo iu/expressing zanshin)
(testo tratto dallo Statuto della Confederazione Italiana Kendo C.I.K.)
---------------------- --- ---------------------- --- ---------------------- --- ----------------
o anche
Heki-Sui-Kan ©
KEN NO MICHI
CONVERSAZIONE DEL MAESTRO
ICHIRO YANO KENDO HANSHI 8° DAN
trasmessa dalla Japan Broadcasting Corporation nei
giorni 19, 20, 21 novembre 1964.
Estratto dal sito:
http://www.aikikai.it/riviste/3601/pdf/14-IchiroYan
o.pdf
che si può leggere per intero in questo PDF:
dalla tuta al jigeiko in 5 atti
atto quinto: il jigeiko
Ora faccio kendo per davvero, sempre male è chiaro, ma forse sempre un pochino meglio e, ad ogni modo, ho raggiunto il gradino più alto che si può raggiungere in allenamento. Tutti gli esercizi trovano senso qui, nel jigeiko. Per farla breve il jigeiko è il combattimento. Il combattimento vero e proprio, il combattimento libero, il momento in cui non esistono più forme prestabilite, coreografie o esercizi in cui tu fai una cosa e l'altro te la lascia fare e poi lui farà una cosa che tu sai già esattamente cos'è e, a tua volta gliela lasci fare... NO. Qui si combatte sul serio. é questa, credo, la più grande differenza con le altre arti marziali che prevedono l'uso di armi. Nelle altre arti infatti, l'arma è sempre usata in un contesto di esecuzione di figure prefissate da solo o SIMULAZIONE di combattimento con un compagno. Qui no. Qui non si simula proprio un bel niente. Qui si combatte proprio per davvero. Oddio, forse i compagni più anziani non fanno ancora sul serio con me, me ne rendo conto è ovvio, immagino che non avrei il tempo di provare nemmeno un attacco se loro facessero sul serio... però a tratti sento che sto combattendo per davvero, sento che il compagno sta combattendo per davvero, sento anche male per davvero, tanto per ricordarmi che è un combattimento vero ...sì, infatti le botte forti sul men si sentono eccome, vaffanculo, altro che elmo, non protegge un cazzo secondo me, potevano studiarsi un casco un po' più serio, no? però non so probabilmente è voluta anche questa cosa, servirà a farti capire che stai combattendo per la vita, sì infatti il kendo è una simulazione di combattimento tra samurai, e quando i samurai combattevano per davvero uno dei 2 moriva sempre, qui al massimo ti fa un po male la testa, che non è morire ok, ma probabilmente serve almeno a darti un minimo l'idea di realtà... voglio dire se non sentissi proprio niente di niente magari perderesti anche l'idea del combattimento vero... e in fondo mi sembra che in questa disciplina nulla di nulla è lasciato al caso e quindi probabilmente è voluta anche questa cosa del men che non protegge più di tanto............... o forse è il mio men che fa schifo...... non lo so... comunque son già tornato anche con dei bei lividoni sulle braccia, laddove devo aver sbagliato a ricevere il colpo sul coté e anche con un graffio sul collo, laddove il compagno ha sbagliato mira nel farmi tsuki e la shinai mi è entrata tra il paragola e l'ala del men... sono ferite che son poi fiero di mostrare alla moglie comunque.
Ogni volta, ogni lezione, ogni jigeiko cerco di migliorarmi un pochino e spostando l'attenzione sull'aspetto un po' più prettamente fisico mi sono accorto di una cosa e devo fare una considerazione. Mentre all'inizio cercavo più un aspetto spirituale ora mi rendo conto che in questo particolare momento è più l'aspetto fisico del guerriero che mi esalta. E mentre il kendo dovrebbe essere una disciplina che migliora l'essere umano nella sua totalità e quindi anche a un livello spirituale, che ti rende una persona migliore e non un combattente (vedi prossimo post per approfondimento), io mi rendo conto che, per il momento, non è quello che a me interessa. L'unica cosa che mi interessa per il momento sono le sensazioni di liberazione che provo nel jigeiko. Quando ho finito infatti, sono stanchissimo e distrutto dalla fatica (e prima di andare ad allenamento so già che sarà massacrante e infatti a volte c'ho quasi i dubbi se andarci o meno) ma sono libero. Sono LIBERO. Libero da ogni stress e da ogni pensiero. So che se ho avuto per caso una giornata di merda per il lavoro o per un qualsiasi motivo X, dopo il jigeiko ne sarò libero, dopo il jigeiko avrò sfogato tutto lo stress di cui siamo vittime quotidiane, avrò vinto lo stress, avrò sfogato tutto e sarò libero. E scusate se è poco...
So che qualche veterano potrebbe opinare che il kendo non è questo, che il kendo è molto di più, ma per il momento per me, questo è il mio kendo e, per il momento, va bene così.
atto quinto: il jigeiko
Ora faccio kendo per davvero, sempre male è chiaro, ma forse sempre un pochino meglio e, ad ogni modo, ho raggiunto il gradino più alto che si può raggiungere in allenamento. Tutti gli esercizi trovano senso qui, nel jigeiko. Per farla breve il jigeiko è il combattimento. Il combattimento vero e proprio, il combattimento libero, il momento in cui non esistono più forme prestabilite, coreografie o esercizi in cui tu fai una cosa e l'altro te la lascia fare e poi lui farà una cosa che tu sai già esattamente cos'è e, a tua volta gliela lasci fare... NO. Qui si combatte sul serio. é questa, credo, la più grande differenza con le altre arti marziali che prevedono l'uso di armi. Nelle altre arti infatti, l'arma è sempre usata in un contesto di esecuzione di figure prefissate da solo o SIMULAZIONE di combattimento con un compagno. Qui no. Qui non si simula proprio un bel niente. Qui si combatte proprio per davvero. Oddio, forse i compagni più anziani non fanno ancora sul serio con me, me ne rendo conto è ovvio, immagino che non avrei il tempo di provare nemmeno un attacco se loro facessero sul serio... però a tratti sento che sto combattendo per davvero, sento che il compagno sta combattendo per davvero, sento anche male per davvero, tanto per ricordarmi che è un combattimento vero ...sì, infatti le botte forti sul men si sentono eccome, vaffanculo, altro che elmo, non protegge un cazzo secondo me, potevano studiarsi un casco un po' più serio, no? però non so probabilmente è voluta anche questa cosa, servirà a farti capire che stai combattendo per la vita, sì infatti il kendo è una simulazione di combattimento tra samurai, e quando i samurai combattevano per davvero uno dei 2 moriva sempre, qui al massimo ti fa un po male la testa, che non è morire ok, ma probabilmente serve almeno a darti un minimo l'idea di realtà... voglio dire se non sentissi proprio niente di niente magari perderesti anche l'idea del combattimento vero... e in fondo mi sembra che in questa disciplina nulla di nulla è lasciato al caso e quindi probabilmente è voluta anche questa cosa del men che non protegge più di tanto............... o forse è il mio men che fa schifo...... non lo so... comunque son già tornato anche con dei bei lividoni sulle braccia, laddove devo aver sbagliato a ricevere il colpo sul coté e anche con un graffio sul collo, laddove il compagno ha sbagliato mira nel farmi tsuki e la shinai mi è entrata tra il paragola e l'ala del men... sono ferite che son poi fiero di mostrare alla moglie comunque.
Ogni volta, ogni lezione, ogni jigeiko cerco di migliorarmi un pochino e spostando l'attenzione sull'aspetto un po' più prettamente fisico mi sono accorto di una cosa e devo fare una considerazione. Mentre all'inizio cercavo più un aspetto spirituale ora mi rendo conto che in questo particolare momento è più l'aspetto fisico del guerriero che mi esalta. E mentre il kendo dovrebbe essere una disciplina che migliora l'essere umano nella sua totalità e quindi anche a un livello spirituale, che ti rende una persona migliore e non un combattente (vedi prossimo post per approfondimento), io mi rendo conto che, per il momento, non è quello che a me interessa. L'unica cosa che mi interessa per il momento sono le sensazioni di liberazione che provo nel jigeiko. Quando ho finito infatti, sono stanchissimo e distrutto dalla fatica (e prima di andare ad allenamento so già che sarà massacrante e infatti a volte c'ho quasi i dubbi se andarci o meno) ma sono libero. Sono LIBERO. Libero da ogni stress e da ogni pensiero. So che se ho avuto per caso una giornata di merda per il lavoro o per un qualsiasi motivo X, dopo il jigeiko ne sarò libero, dopo il jigeiko avrò sfogato tutto lo stress di cui siamo vittime quotidiane, avrò vinto lo stress, avrò sfogato tutto e sarò libero. E scusate se è poco...
So che qualche veterano potrebbe opinare che il kendo non è questo, che il kendo è molto di più, ma per il momento per me, questo è il mio kendo e, per il momento, va bene così.
dalla tuta al jigeiko in 5 atti
atto quarto: male alle ginocchia
ora mi alleno con l'armatura completa, compresa di men fin dall'inizio della lezione, quasi al pari con gli altri, se si esclude il jigeiko che ancora non ci viene fatto fare. Il momento in cui gli anziani fanno jigeiko diventa per noi principianti l'occasione per ripetere gli esercizi di sempre ma cercando di prendere più confidenza e dimestichezza con bogu + men. Poi, stranamente, il rito della "svestizione" (quel momento in cui stai seduto sulle ginocchia in quella posizione a metà tra lo yoga e la tortura giapponese), arriva insolitamente prima. E improvvisamente, nel momento più sacro di tutti, il maestro F. rompe quel silenzio assoluto e, con clamorosa umiltà, attacca un discorso. Dice che 30 anni fa, mentre lui era nella posizione in cui siamo noi ora, un maestro giapponese gli aveva fatto un discorso del genere, ma lui era giovane e tutto quello che percepiva in quel momento lì era il male alle ginocchia che gli dava il dover tenere quella posizione forzata. Quel discorso, dice, è arrivato a capirlo ora dopo più di 30 anni di kendo. Le tematiche sono il rispetto del dojo, delle persone e il fatto che il kendo dovrebbe renderti una persona migliore, non uno "spadaccino"; dice che ha fallito come maestro in alcuni aspetti e si prende delle colpe che non ha. Più o meno il senso è questo qui, le parole che usa sono molto più belle delle mie, hanno il suono delle perle di saggezza che si possono sentire da uno che non parla mai... e l'eleganza è tale che non dice mai, in nessun momento, non dice mai niente in riferimento all'episodio della volta scorsa, nemmeno con giri di parole, eppure, tutti noi stiamo capendo che quello che lui realmente sta dicendo è che non bisogna mai più litigare nel dojo.
atto quarto: male alle ginocchia
ora mi alleno con l'armatura completa, compresa di men fin dall'inizio della lezione, quasi al pari con gli altri, se si esclude il jigeiko che ancora non ci viene fatto fare. Il momento in cui gli anziani fanno jigeiko diventa per noi principianti l'occasione per ripetere gli esercizi di sempre ma cercando di prendere più confidenza e dimestichezza con bogu + men. Poi, stranamente, il rito della "svestizione" (quel momento in cui stai seduto sulle ginocchia in quella posizione a metà tra lo yoga e la tortura giapponese), arriva insolitamente prima. E improvvisamente, nel momento più sacro di tutti, il maestro F. rompe quel silenzio assoluto e, con clamorosa umiltà, attacca un discorso. Dice che 30 anni fa, mentre lui era nella posizione in cui siamo noi ora, un maestro giapponese gli aveva fatto un discorso del genere, ma lui era giovane e tutto quello che percepiva in quel momento lì era il male alle ginocchia che gli dava il dover tenere quella posizione forzata. Quel discorso, dice, è arrivato a capirlo ora dopo più di 30 anni di kendo. Le tematiche sono il rispetto del dojo, delle persone e il fatto che il kendo dovrebbe renderti una persona migliore, non uno "spadaccino"; dice che ha fallito come maestro in alcuni aspetti e si prende delle colpe che non ha. Più o meno il senso è questo qui, le parole che usa sono molto più belle delle mie, hanno il suono delle perle di saggezza che si possono sentire da uno che non parla mai... e l'eleganza è tale che non dice mai, in nessun momento, non dice mai niente in riferimento all'episodio della volta scorsa, nemmeno con giri di parole, eppure, tutti noi stiamo capendo che quello che lui realmente sta dicendo è che non bisogna mai più litigare nel dojo.
dalla tuta al jigeiko in 5 atti
atto terzo: bogu + men
in pochissime lezioni abbiamo cominciato a bruciare le tappe. Oggi credo che sia, in un certo qual modo, il giorno più importante dall'inizio della mia avventura. Il giro di boa in qualche modo. Il momento in cui tutto comincia ad acquistare un senso. I maestri hanno stabilito che da oggi siamo abbastanza maturi per indossare l'armatura completa. ancora una volta rimando alla bibbia ( http://www.bkk-kendoclub.it/ bkk-kendoclub/Kendo-Kata- Iaido_files/ManuKendo.pdf
) , questa volta da pag. 18 fino alla fine. Si comincia da taré, bogu e coté e
ci si allena così. La sensazione è fortissima, sono emozionato e quanto avevo
raccontato prima sulla credibilità autopercepita indossando per la prima volta
gi e hakama, vale in questo caso ancora di più. E credevo che oggi finisse
così, con questa nuovo gradino, e di indossare il men se ne parlava magari la
prossima volta, ma, invece, verso la fine della lezione, il maestro F. decide
di concederci anche questo onore. e il giro di boa è completo. il trip è
esploso. il film è cominciato! il cuore batte a mille mentre rivivo in prima
persona la scena finale di star wars episodio 3, il momento in cui Anakin
diventa Darth Vader e la regia ci offre le immagini in soggettiva
facendoci vedere il casco dall'interno, per l'unica volta in tutta l'esalogia,
dandoci la sensazione di essere, per un istante, anakin-darth vader, e facendoci
venire i brividi. Ebbene la sensazione è quella lì e, mentre la mia visione del
mondo, da ora in poi, sarà attraverso le grate del men, mi rendo conto che
tutto quanto ho vissuto fin'ora nel kendo, era in funzione di questo momento.
tutto mi ha portato fin qui. Che film, ragazzi!
segue qualche esercizio di routine e subito mi rendo conto che tutto è diverso, le sensazioni sono ovattate, mi sento un astronauta, le percezioni sono modificate, la mia shinai va sempre 2 centimetri più in là di dove la voglio mandare, non riesco a coordinarmi, immagino che anche l'emozione faccia la sua parte... eppoi, mentre son perso nel mio personale viaggio, uno sclero scoppia nella palestra. Tra le urla di battaglia che si sentono costantemente per tutte le 2 ore di lezione, è strano come delle urla di sclero stonino così tanto... mi vien da chiedermi se questo sport non sia poi un po' troppo aggressivo, e l'aggressività che vien sfogata non possa essere anche negativa, sfociando a volte in episodi del genere. Ma l'intervento dei compagni è pronto, i 2 protagonisti dello spiacevole episodio non perdono la testa del tutto, alla fine è solo un bisticcio, e tutto quanto rientra negli schemi in pochi secondi. Non mi sento di dare la colpa al kendo e torno a concentrarmi su quei 2 cm che non mi tornano.
atto terzo: bogu + men
in pochissime lezioni abbiamo cominciato a bruciare le tappe. Oggi credo che sia, in un certo qual modo, il giorno più importante dall'inizio della mia avventura. Il giro di boa in qualche modo. Il momento in cui tutto comincia ad acquistare un senso. I maestri hanno stabilito che da oggi siamo abbastanza maturi per indossare l'armatura completa. ancora una volta rimando alla bibbia ( http://www.bkk-kendoclub.it/
segue qualche esercizio di routine e subito mi rendo conto che tutto è diverso, le sensazioni sono ovattate, mi sento un astronauta, le percezioni sono modificate, la mia shinai va sempre 2 centimetri più in là di dove la voglio mandare, non riesco a coordinarmi, immagino che anche l'emozione faccia la sua parte... eppoi, mentre son perso nel mio personale viaggio, uno sclero scoppia nella palestra. Tra le urla di battaglia che si sentono costantemente per tutte le 2 ore di lezione, è strano come delle urla di sclero stonino così tanto... mi vien da chiedermi se questo sport non sia poi un po' troppo aggressivo, e l'aggressività che vien sfogata non possa essere anche negativa, sfociando a volte in episodi del genere. Ma l'intervento dei compagni è pronto, i 2 protagonisti dello spiacevole episodio non perdono la testa del tutto, alla fine è solo un bisticcio, e tutto quanto rientra negli schemi in pochi secondi. Non mi sento di dare la colpa al kendo e torno a concentrarmi su quei 2 cm che non mi tornano.
dalla tuta al jigeiko in 5 atti
atto secondo: gi + hakama
finalmente mi son procurato gi (la giacca) + hakama (il pantalone). è un passo importante. scelgo di non descriverle, né di spiegare come si indossano, ma rimando a questo PDF ( http://www.bkk-kendoclub.it/ bkk-kendoclub/Kendo-Kata- Iaido_files/ManuKendo.pdf
) già citato quando raccontavo della shinai nel post dello scorso 19 novembre.
Da allora questo manuale è diventato praticamente una bibbia. Ora le pagine che
ci interessano vanno dalla 14 alla 17.
Segnalo solo che, a livello di sensazione, la pratica cambia un pochino. Personalmente continuo a fare gli stessi errori, avere le stesse incertezze, rimango imbranato come prima ma contemporaneamente mi sembra (come se in realtà l'abito facesse il monaco) di avere acquistato un pochino di credibilità in più. Il che mi spinge quanto meno a cercare di fare meglio.
In questa circostanza inoltre, noi principianti veniamo seguiti, poichè manca G., e F. è impegnato con gli anziani, da una maestra (di cui non ho afferrato purtroppo il nome). Mi stupisco di come sia interessante risentire gli stessi argomenti di sempre spiegati da una nuova prospettiva. Spiega le mosse di sempre viste dando più importanza a sfaccettature che raccontate da G. erano sembrate meno importanti e ne tralascia altre che invece per G. erano state fondamentali. Forse è anche solo il fatto che sia una donna (ma forse non è questo - è solo il fatto che è un'altra persona, con i suoi punti di vista e il suo modo di raccontare e raccontarsi) Colgo nuovi aspetti che non avevo considerato e cerco di farne tesoro. Ancora una volta i miei trip mentali mi rimandano a qualcosa che potrebbe essermi utile nella vita di tutti i giorni. Imparare a guardare uno stesso problema da molte angolature diverse, rimettere in discussione tutto dall'inizio per rileggerlo con occhi nuovi, anche quando si pensava di aver già letto tutto quanto c'era da leggere... questo è l'insegnamento che scelgo di portarmi a casa oggi dalla mia lezione di kendo.
atto secondo: gi + hakama
finalmente mi son procurato gi (la giacca) + hakama (il pantalone). è un passo importante. scelgo di non descriverle, né di spiegare come si indossano, ma rimando a questo PDF ( http://www.bkk-kendoclub.it/
Segnalo solo che, a livello di sensazione, la pratica cambia un pochino. Personalmente continuo a fare gli stessi errori, avere le stesse incertezze, rimango imbranato come prima ma contemporaneamente mi sembra (come se in realtà l'abito facesse il monaco) di avere acquistato un pochino di credibilità in più. Il che mi spinge quanto meno a cercare di fare meglio.
In questa circostanza inoltre, noi principianti veniamo seguiti, poichè manca G., e F. è impegnato con gli anziani, da una maestra (di cui non ho afferrato purtroppo il nome). Mi stupisco di come sia interessante risentire gli stessi argomenti di sempre spiegati da una nuova prospettiva. Spiega le mosse di sempre viste dando più importanza a sfaccettature che raccontate da G. erano sembrate meno importanti e ne tralascia altre che invece per G. erano state fondamentali. Forse è anche solo il fatto che sia una donna (ma forse non è questo - è solo il fatto che è un'altra persona, con i suoi punti di vista e il suo modo di raccontare e raccontarsi) Colgo nuovi aspetti che non avevo considerato e cerco di farne tesoro. Ancora una volta i miei trip mentali mi rimandano a qualcosa che potrebbe essermi utile nella vita di tutti i giorni. Imparare a guardare uno stesso problema da molte angolature diverse, rimettere in discussione tutto dall'inizio per rileggerlo con occhi nuovi, anche quando si pensava di aver già letto tutto quanto c'era da leggere... questo è l'insegnamento che scelgo di portarmi a casa oggi dalla mia lezione di kendo.
dalla tuta al jigeiko in 5 atti
atto primo: kokoro
mi alleno ancora in tuta ma ormai quasi sempre insieme ai miei compagni più anziani in esercizi un pelino più avanzati e sicuramente faticosissimi. picchio per davvero la mia spada contro le loro armature, loro non restituiscono il colpo, fa parte dell'allenamento, c'è un esercizio in particolare che mi distrugge e consiste nell'eseguire alcune tecniche in corsa per tutta la lunghezza della palestra, vasca dopo vasca, senza respiro, qualcosa di simile al suicidio che si faceva nel basket. per fortuna ne segue una brevissima digressione teorica dal maestro F. in persona. Assolutamente inusuale per lui, poichè spiega tutto quasi esclusivamente con l'esempio e mai con le parole; è per me una manna dal cielo perchè mi da l'occasione di tirare il fiato. Parla a noi principianti mentre gli "anziani" proseguono i loro esercizi e mentre procede col discorso ho la sensazione di star vivendo un momento importante, come se dovessi essere onorato di quel racconto, come se dovessi arricchirmi con quelle parole così rare. Racconta che l'esercizio di poco fa, come tutto nel kendo, va fatto con kokoro, kokoro è lo spirito, l'anima, il cuore, fare qualcosa con kokoro significa metterci il cuore, metterci tutto l'impegno possibile, metterci tutto te stesso, ogni azione andrebbe fatta così, solo così ha un senso. La sensazione è che non sia una lezione di kendo, ma una lezione di vita.
atto primo: kokoro
mi alleno ancora in tuta ma ormai quasi sempre insieme ai miei compagni più anziani in esercizi un pelino più avanzati e sicuramente faticosissimi. picchio per davvero la mia spada contro le loro armature, loro non restituiscono il colpo, fa parte dell'allenamento, c'è un esercizio in particolare che mi distrugge e consiste nell'eseguire alcune tecniche in corsa per tutta la lunghezza della palestra, vasca dopo vasca, senza respiro, qualcosa di simile al suicidio che si faceva nel basket. per fortuna ne segue una brevissima digressione teorica dal maestro F. in persona. Assolutamente inusuale per lui, poichè spiega tutto quasi esclusivamente con l'esempio e mai con le parole; è per me una manna dal cielo perchè mi da l'occasione di tirare il fiato. Parla a noi principianti mentre gli "anziani" proseguono i loro esercizi e mentre procede col discorso ho la sensazione di star vivendo un momento importante, come se dovessi essere onorato di quel racconto, come se dovessi arricchirmi con quelle parole così rare. Racconta che l'esercizio di poco fa, come tutto nel kendo, va fatto con kokoro, kokoro è lo spirito, l'anima, il cuore, fare qualcosa con kokoro significa metterci il cuore, metterci tutto l'impegno possibile, metterci tutto te stesso, ogni azione andrebbe fatta così, solo così ha un senso. La sensazione è che non sia una lezione di kendo, ma una lezione di vita.
Iscriviti a:
Post (Atom)