martedì 5 marzo 2013

dalla tuta al jigeiko in 5 atti
atto quarto: male alle ginocchia


ora mi alleno con l'armatura completa, compresa di men fin dall'inizio della lezione, quasi al pari con gli altri, se si esclude il jigeiko che ancora non ci viene fatto fare. Il momento in cui gli anziani fanno jigeiko diventa per noi principianti l'occasione per ripetere gli esercizi di sempre ma cercando di prendere più confidenza e dimestichezza con bogu + men. Poi, stranamente, il rito della "svestizione" (quel momento in cui stai seduto sulle ginocchia in quella posizione a metà tra lo yoga e la tortura giapponese), arriva insolitamente prima. E improvvisamente, nel momento più sacro di tutti, il maestro F. rompe quel silenzio assoluto e, con clamorosa umiltà, attacca un discorso. Dice che 30 anni fa, mentre lui era nella posizione in cui siamo noi ora, un maestro giapponese gli aveva fatto un discorso del genere, ma lui era giovane e tutto quello che percepiva in quel momento lì era il male alle ginocchia che gli dava il dover tenere quella posizione forzata. Quel discorso, dice, è arrivato a capirlo ora dopo più di 30 anni di kendo. Le tematiche sono il rispetto del dojo, delle persone e il fatto che il kendo dovrebbe renderti una persona migliore, non uno "spadaccino"; dice che ha fallito come maestro in alcuni aspetti e si prende delle colpe che non ha. Più o meno il senso è questo qui, le parole che usa sono molto più belle delle mie, hanno il suono delle perle di saggezza che si possono sentire da uno che non parla mai... e l'eleganza è tale che non dice mai, in nessun momento, non dice mai niente in riferimento all'episodio della volta scorsa, nemmeno con giri di parole, eppure, tutti noi stiamo capendo che quello che lui realmente sta dicendo è che non bisogna mai più litigare nel dojo.

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