dalla tuta al jigeiko in 5 atti
atto primo: kokoro
mi alleno ancora in tuta ma ormai quasi sempre insieme ai miei compagni più
anziani in esercizi un pelino più avanzati e sicuramente faticosissimi. picchio
per davvero la mia spada contro le loro armature, loro non restituiscono il
colpo, fa parte dell'allenamento, c'è un esercizio in particolare che mi
distrugge e consiste nell'eseguire alcune tecniche in corsa per tutta la
lunghezza della palestra, vasca dopo vasca, senza respiro, qualcosa di simile
al suicidio che si faceva nel basket. per fortuna ne segue una brevissima
digressione teorica dal maestro F. in persona. Assolutamente inusuale per lui,
poichè spiega tutto quasi esclusivamente con l'esempio e mai con le parole; è
per me una manna dal cielo perchè mi da l'occasione di tirare il fiato. Parla a
noi principianti mentre gli "anziani" proseguono i loro esercizi e
mentre procede col discorso ho la sensazione di star vivendo un momento
importante, come se dovessi essere onorato di quel racconto, come se dovessi
arricchirmi con quelle parole così rare. Racconta che l'esercizio di poco fa,
come tutto nel kendo, va fatto con kokoro, kokoro è lo spirito, l'anima, il
cuore, fare qualcosa con kokoro significa metterci il cuore, metterci tutto
l'impegno possibile, metterci tutto te stesso, ogni azione andrebbe fatta così,
solo così ha un senso. La sensazione è che non sia una lezione di kendo, ma una
lezione di vita.
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