giovedì 29 novembre 2012

-bravo, vedo che non molli- mi dice un compagno vedendomi arrivare.
-nonostante tutto- scherzo io -anche se a volte mi chiedo se ne valga la pena...-
-in che senso?- mi chiede.
io sorrido: -mi sento così imbranato che mi pare di non migliorare mai-.
-il kendo è un percorso- dice lui, e ora è serio -all'inizio sei imbranato, ma devi proseguire imperterrito sul tuo cammino. Migliorerai insieme alla tua tecnica, con il tempo, e finirai per trovare cose che nemmeno cercavi-
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Come dicevo non sono uno sportivo, non ho mai giocato a calcetto tanto per dirne uno, ma sarei pronto a scommettere che negli spogliatoi di calcetto non si fanno discorsi del genere. E questi discorsi sono uno degli aspetti che continua a piacermi di più
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In questa lezione rivediamo i kata. L'altra volta non mi erano piaciuti perchè mi davano quasi l'idea del balletto ma questa volta mi sono dovuto ricredere. Siamo partiti subito male, perchè i kata non li vediamo sempre, si son fatti 4 volte dall'inizio dell'anno, una volta prima che io cominciassi e 2 volte, fatalità, proprio nelle sole 2 volte in cui sono stato assente dagli allenamenti per motivi di lavoro. Perciò ora, insieme alla mia normale tontolezza si aggiunge il fatto che sono anche più indietro rispetto ai compagni, anche principianti. Inoltre, poichè si fanno sempre i primi 2, il maestro F. mi pare che non ha più tanta voglia di stare a spiegarli perfettamente come aveva fatto l'altra volta, o forse vuole solo vedere che cosa abbiamo memorizzato. Beh, io non ho memorizzato proprio un bel niente. Scena muta, come si direbbe a scuola. E il mio esercizio è totalmente affidato alla bontà del compagno più anziano con cui vengo accoppiato. Poichè si gira, me ne capitano 2 nel giro di poco tempo e entrambi hanno una tale pazienza nel farmi rivedere mille volte gli stessi gesti e nel farmeli ripetere meccanicamente fino all'esasperazione che, piano piano, mi sembra che qualcosa mi rimane e, poco poco, qualcosa mi riesce anche di fare. Poi mi capita di stare in coppia col maestro D. (nota: spesso parlo di maestri diversi, non perchè ci siano tanti maestri, in realtà di maestri ce n'è solo 2: F. che è il gran capo + G. che si dedica per lo più ai principianti. però nel kendo, se ho capito bene, dal 3° dan in su, hai la possibilità di insegnare quindi, di fatto, dal 3° dan in su, sono tutti potenzialmente maestri anche se solo dietro mia supposizione. Sul discorso dei gradi ci tornerò quando sarà il momento). Comunque, D. era quello che alla mia prima o seconda lezione mi fece tutti discorsi che mi avevano tanto fleshato da farmi decidere che se non fossi tornato per lo sport sarei tornato per quelle matte storie. Ad ogni modo, anche questa volta è bravo a raccontarla su e mi fa capire che i kata non son per niente una coreografia come la intendevo io ma sono piuttosto la ricostruzione di un vero duello tra samurai, e questo è talmente vero che, per farlo bene, il kata dovrebbe essere eseguito come una cosa reale. Tradotto in fatti: quando il compagno attacca col suo fendente, io devo spostare la mia testa in quel preciso momento prima che venga fracassata dalla spada di legno (si usa il bokken per fare questi esercizi, non lo shinai), e se non mi sposto è colpa mia e il compagno deve fracassarmi la testa. Se lo faccio io con un altro principiante il rischio non c'è, siamo talmente assorti a ricordare i movimenti e a cercare di eseguirli correttamente che andiamo a rallentatore e, anche a rallentatore, se io lo stesso non riesco a spostare la mia testa, il mio compagno si ferma comunque e non mi uccide. Invece, visto fare a 2 bravi, sembra un combattimento vero ed è una figata proprio. Poi D. arriva a farci vedere anche il terzo kata, e il terzo è il più bello dei primi 3 da vedere e io ci provo, ci provo, ci provo e ce la metto tutta per ricordare i passi e sbaglio quasi sempre il primo piede, sbaglio i passi, ma ci provo ancora, qualche volta mi vien quasi bene, e ci metto lo spirito, quello sì, e ci credo, ci credo e ci credo ancora e alla fine il risultato è comunque una schifezza ma intanto mi ci sono appassionato e non vedo l'ora di riprovarci.
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La seconda ora riprendiamo la lezione normale e si fa kirikaeshi a coppie con tutti quanti, un esercizio che mi pare di avere interiorizzato profondamente, un esercizio che mi pare di aver fatto mio, che potrei persino pensare di dire che so fare abbastanza bene... e invece c'ho in testa tutta la confusione dei kata, tutta la concentrazione su quei piedi che, molte volte, si muovono diversamente da come si muovono nel kirikaeshi e, improvvisamente, la testa mi va in caos totale e invece di kirikaeshi faccio una gran serie di pasticci. Se è vero che il kendo dovrebbe essere per certi versi la ricostruzione di un reale duello tra samurai, io sarei rimasto fermo in mezzo alla palestra a farmi affettare come un salame, prima di capire che la palestra si chiama dojo quando fai kendo.
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Nessun problema, intanto mi sono appassionato all'idea dei kata e sul kirikaeshi avrò occasione di ritornarci ancora e ancora e ancora. ... Ora, se mi riesce, posto qualche video di come dovrebbe essere il kirikaeshi, poi torno indietro a quel primo post che avevo scritto sui kata e ci metto un video per ogni spiegazione così poi torno a vedermelo ancora e ancora e ancora per impararmelo.

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