martedì 10 settembre 2013

FINE MAGGIO 2013

all'introduzione dello jijeiko e dello shiai è seguito un periodo di profondo e crescente entusiasmo!
Accantonato provvisoriamente l'aspetto filosofico, il kendo è diventato ... divertente!
Mi piaceva farlo, e mi divertiva! e tanto mi bastava... e non ci ricamavo più intorno, tant'è vero che avevo anche smesso di scrivere il blog.
Questo stato di euforia e pace dei sensi insieme, questo stato di nirvana, è durato però solo un mesetto,
...
poi
...
sono stato fermo tutto il mese successivo. ho avuto tanto lavoro e impegni imprevisti che ovviamente cadevano nei giorni dell'allenamento, e in più ho avuto un disturbo di tipo fisico, piaghette e bollicine sulle dita di una mano che cominciavano ad espandersi, che sembravo un lebbroso, una roba schifosa proprio, e pare che fossero causate dal sudore, così è stato facile dare la colpa ai guantoni del kendo e la pausa che ho preso dagli allenamenti, comunque forzata dalle altre cause contingenti che dicevo, hanno sistemato questo problemino... ora posso riprendere senza pensieri, niente di male quindi... eppure... eppure qualcosa non va... una vocina nel mio cervello mi dice che se davvero avessi voluto, avrei potuto sistemare quegli impegni imprevisti in modo da spostarli al giorno dopo, a costo di lavorare il doppio per recuperare il tempo perduto, se davvero avessi voluto mi sarei fasciato la mano e gli avrei concesso più tempo per guarire... e poi mi dico di no, che tralasciare la propria salute per uno "sport" sarebbe stato irresponsabile, e che il lavoro, per quanto sia amaro da ammettere, viene e deve venire prima delle proprie passioni e se a volte ci si può organizzare per fare l'uno e l'atro, a volte, semplicemente, proprio non si può... e allora mi sento di nuovo a posto con la coscienza...
e questo è il punto. La coscienza. Che c'azzecca la coscienza con uno sport, con una passione? Voglio dire: se la mia passione fosse stata il tennis, tanto per fare un esempio, son convinto che saltare qualche allenamento non mi avrebbe dato in alcun modo fastidio... mi sarebbe forse dispiaciuto, ma certo non mi avrebbe fatto sentire in colpa! Ma il kendo non è il tennis, e io ho quasi la sensazione di sentirmi in colpa verso i miei compagni, verso i miei maestri. Penso a G., e a tutta la passione e l'impegno che ci mette nel cercare di trasmettermi quei semplici movimenti, quegli attacchi, come se, davvero, un giorno io potessi trovarmi nell'eventualità di dover affrontare un duello con una vera spada, come se, davvero, un giorno, dal buon esito di quegli allenamenti, potesse dipendere la mia vita! No, d'accordo, certo che G. non pensa, sul serio, che un giorno la nostra vita dipenderà dalla nostra abilità con la katana, no di certo... eppure... eppure c'è sempre la sensazione di prendere parte a qualcosa di grande quando fai kendo, a qualcosa di più grande di te... e allora penso che dovrei rispondere all'impegno di G. di F. e di tutti gli altri ragazzi che cercano di trasmettermi qualcosa, con lo stesso impegno! ...dev'esser questo che mi fa sentire in colpa.
E allora continuo a pormi dei dubbi, e se non ci fossi proprio tagliato per questa cosa? e se non mi piacesse più? effettivamente è un po' pesante fare 4 ore di allenamento (il più delle volte massacrante) alla settimana, con indosso un'armatura che pesa, che scalda e fa sudare (e col caldo che sta arrivando, quest'aspetto comincia a diventar proprio brutto) con indosso un casco che se ti prude il naso non te lo puoi nemmeno grattare! è faticoso, a dir poco. ed è ancor più pesante se ti accorgi, come nel mio caso, che poi tutti questi gran progressi non li fai. e infine, ultimo e non ultimo, c'è il tranello, in cui son caduto anch'io, dell'arte marziale vista come sport di combattimento. Niente di più lontano dall'arte marziale tradizionale, niente di più lontano dai principi del kendo, niente di più lontano dai motivi profondi che all'inizio del mio viaggio mi avevano avvicinato a quest'arte così tanto mistica e così poco "difesa personale". Eppur... ti vien da chiedertelo... certo mi diverto, certo mi sento più ricco, però... però cazzo sto pur sempre studiando un arte marziale, dovrebbe esser qualcosa che in caso di bisogno mi metta pure in condizione di combattere per la mia vita o per quella dei miei cari, e non posso fare a meno di fermare quei trip mentali che mi colgono di solito poco prima del sonno, che sembrano sogni, e mi immagino da vecchio col bastone da passeggio (che in realtà è una katana cammuffata) mi immagino di combattere come un vero samurai in caso di necessità, o mi immagino da giovane in una situazione di reale pericolo raccogliere un bastone al lato della strada (certo, pieno di bastoni ai lati della strada, almeno nei film...) e usarlo come spada per combattere... poi per fortuna viene il sonno per davvero e la mattina si va a lavorare in macchina, mica a cavallo, ma intanto la domanda si è insinuata nel cervello: l'arte marziale dev'essere anche un valido sistema di difesa personale? La risposta secca è: NO. Sicuramente e decisamente NO. Non certo il kendo almeno... ma dai! ma ti immagini un sistema di difesa personale basato sul combattimento con la katana? Ok, inverosimile... se non ridicolo. Allora, caro io, ti rimangono 2 strade: o butti alle ortiche tutto il percorso spirituale affrontato in un anno (perchè di quello si tratta, e non di un sistema di difesa personale) , o accetti che questo percorso spirituale ti ha arricchito sotto tanti aspetti ma che adesso, in questo particolare momento della tua stramapalata e personalissima VIA, ti interessa, no anzi, ti incuriosisce, anche un nuovo aspetto delle arti marziali che inizialmente non avevi preso in considerazione. E così, un altro merito che puoi dare al kendo, è quello di averti aperto un mondo.  

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