FINE MAGGIO 2013
all'introduzione dello jijeiko e dello shiai è seguito un periodo di profondo e crescente entusiasmo!
Accantonato provvisoriamente l'aspetto filosofico, il kendo è diventato ... divertente!
Mi piaceva farlo, e mi divertiva! e tanto mi bastava... e non ci ricamavo più intorno, tant'è vero che avevo anche smesso di scrivere il blog.
Questo stato di euforia e pace dei sensi insieme, questo stato di nirvana, è durato però solo un mesetto,
...
poi
...
sono stato fermo tutto il mese successivo. ho avuto tanto lavoro e impegni imprevisti che ovviamente cadevano nei giorni dell'allenamento, e in più ho avuto un disturbo di tipo fisico, piaghette e bollicine sulle dita di una mano che cominciavano ad espandersi, che sembravo un lebbroso, una roba schifosa proprio, e pare che fossero causate dal sudore, così è stato facile dare la colpa ai guantoni del kendo e la pausa che ho preso dagli allenamenti, comunque forzata dalle altre cause contingenti che dicevo, hanno sistemato questo problemino... ora posso riprendere senza pensieri, niente di male quindi... eppure... eppure qualcosa non va... una vocina nel mio cervello mi dice che se davvero avessi voluto, avrei potuto sistemare quegli impegni imprevisti in modo da spostarli al giorno dopo, a costo di lavorare il doppio per recuperare il tempo perduto, se davvero avessi voluto mi sarei fasciato la mano e gli avrei concesso più tempo per guarire... e poi mi dico di no, che tralasciare la propria salute per uno "sport" sarebbe stato irresponsabile, e che il lavoro, per quanto sia amaro da ammettere, viene e deve venire prima delle proprie passioni e se a volte ci si può organizzare per fare l'uno e l'atro, a volte, semplicemente, proprio non si può... e allora mi sento di nuovo a posto con la coscienza...
e questo è il punto. La coscienza. Che c'azzecca la coscienza con uno sport, con una passione? Voglio dire: se la mia passione fosse stata il tennis, tanto per fare un esempio, son convinto che saltare qualche allenamento non mi avrebbe dato in alcun modo fastidio... mi sarebbe forse dispiaciuto, ma certo non mi avrebbe fatto sentire in colpa! Ma il kendo non è il tennis, e io ho quasi la sensazione di sentirmi in colpa verso i miei compagni, verso i miei maestri. Penso a G., e a tutta la passione e l'impegno che ci mette nel cercare di trasmettermi quei semplici movimenti, quegli attacchi, come se, davvero, un giorno io potessi trovarmi nell'eventualità di dover affrontare un duello con una vera spada, come se, davvero, un giorno, dal buon esito di quegli allenamenti, potesse dipendere la mia vita! No, d'accordo, certo che G. non pensa, sul serio, che un giorno la nostra vita dipenderà dalla nostra abilità con la katana, no di certo... eppure... eppure c'è sempre la sensazione di prendere parte a qualcosa di grande quando fai kendo, a qualcosa di più grande di te... e allora penso che dovrei rispondere all'impegno di G. di F. e di tutti gli altri ragazzi che cercano di trasmettermi qualcosa, con lo stesso impegno! ...dev'esser questo che mi fa sentire in colpa.
all'introduzione dello jijeiko e dello shiai è seguito un periodo di profondo e crescente entusiasmo!
Accantonato provvisoriamente l'aspetto filosofico, il kendo è diventato ... divertente!
Mi piaceva farlo, e mi divertiva! e tanto mi bastava... e non ci ricamavo più intorno, tant'è vero che avevo anche smesso di scrivere il blog.
Questo stato di euforia e pace dei sensi insieme, questo stato di nirvana, è durato però solo un mesetto,
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poi
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sono stato fermo tutto il mese successivo. ho avuto tanto lavoro e impegni imprevisti che ovviamente cadevano nei giorni dell'allenamento, e in più ho avuto un disturbo di tipo fisico, piaghette e bollicine sulle dita di una mano che cominciavano ad espandersi, che sembravo un lebbroso, una roba schifosa proprio, e pare che fossero causate dal sudore, così è stato facile dare la colpa ai guantoni del kendo e la pausa che ho preso dagli allenamenti, comunque forzata dalle altre cause contingenti che dicevo, hanno sistemato questo problemino... ora posso riprendere senza pensieri, niente di male quindi... eppure... eppure qualcosa non va... una vocina nel mio cervello mi dice che se davvero avessi voluto, avrei potuto sistemare quegli impegni imprevisti in modo da spostarli al giorno dopo, a costo di lavorare il doppio per recuperare il tempo perduto, se davvero avessi voluto mi sarei fasciato la mano e gli avrei concesso più tempo per guarire... e poi mi dico di no, che tralasciare la propria salute per uno "sport" sarebbe stato irresponsabile, e che il lavoro, per quanto sia amaro da ammettere, viene e deve venire prima delle proprie passioni e se a volte ci si può organizzare per fare l'uno e l'atro, a volte, semplicemente, proprio non si può... e allora mi sento di nuovo a posto con la coscienza...
e questo è il punto. La coscienza. Che c'azzecca la coscienza con uno sport, con una passione? Voglio dire: se la mia passione fosse stata il tennis, tanto per fare un esempio, son convinto che saltare qualche allenamento non mi avrebbe dato in alcun modo fastidio... mi sarebbe forse dispiaciuto, ma certo non mi avrebbe fatto sentire in colpa! Ma il kendo non è il tennis, e io ho quasi la sensazione di sentirmi in colpa verso i miei compagni, verso i miei maestri. Penso a G., e a tutta la passione e l'impegno che ci mette nel cercare di trasmettermi quei semplici movimenti, quegli attacchi, come se, davvero, un giorno io potessi trovarmi nell'eventualità di dover affrontare un duello con una vera spada, come se, davvero, un giorno, dal buon esito di quegli allenamenti, potesse dipendere la mia vita! No, d'accordo, certo che G. non pensa, sul serio, che un giorno la nostra vita dipenderà dalla nostra abilità con la katana, no di certo... eppure... eppure c'è sempre la sensazione di prendere parte a qualcosa di grande quando fai kendo, a qualcosa di più grande di te... e allora penso che dovrei rispondere all'impegno di G. di F. e di tutti gli altri ragazzi che cercano di trasmettermi qualcosa, con lo stesso impegno! ...dev'esser questo che mi fa sentire in colpa.
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